IL LANCIO

C’è bisogno di cultura.

C’è un infinito bisogno di cultura, un impellente, inderogabile e irrinunciabile bisogno di cultura.

Nessuna esagerazione. Pessimismo, forse, ma nessuna esagerazione.

Pare che molti siano convinti dell’assenza di alternative, di nuove prospettive, di cambiamenti radicali. Pare che molti non abbiano neppure un’idea a riguardo.

There’s no alternative, cara la mia Tatcher, l’hai detto forte e chiaro: non ci sono alternative.

Ma alternative a cosa?

In poche parole: al mondo in cui viviamo.

L’eterno presente delle nostre ipertecnologiche esistenze ci costringe a cavarcela e a barcamenarci nelle pieghe di un sistema che non scegliamo e che non possiamo modificare.

Abbiamo smesso di chiederci il perché delle cose, a dare il nostro parere sugli accadimenti, ad emettere giudizi sulle nostre azioni, a valutare le nostre capacità.

Basta! Abbiamo deciso di cambiare sinfonia.

Abbiamo lanciato un’idea.

Il lancio è avvenuto alle 19:38 del 4 ottobre del ‘57, per la precisione a Baikonur, Kazakistan.

Abbiamo acceso i motori del razzo vettore Semyorka, la terra tremò e la nube nascose alla vista lo spettacolo. 280 tonnellate di razzo per 34 metri d’altezza.

Ma non fu questo il vero spettacolo.

Tutto era racchiuso in una palla di alluminio pressurizzata, poco più di un’ottantina di chili, mezzo metro di diametro.

Il razzo accompagnò bruscamente il suo compagno di viaggio (sputnik, in russo, inteso anche come satellite in astronomia) che fluttuò e orbitò sulle nostre teste per 57 giorni, ad un’altezza variabile tra i 900 e 300 km.

Difficile a vedersi, eppure ci fece alzare gli occhi al cielo. Ci fece sperare nelle nostre mani, nella nostra testa, nei nostri cuori. Il primo satellite artificiale in orbita della storia dell’umanità. Abbiamo lanciato lo Sputnik!

Sputnik è il nome del collettivo che si è costituito tra le quattro mura di via Baruso 3, nella storica sede “alle bandiere”.

Un lancio turbolento, sgangherato. Abbiamo solo acceso i motori e ci stiamo sollevando dal cosmodromo di lancio.

Avrà successo la missione?

Noi intanto siamo partiti e il nostro processo è inarrestabile. I motori sono avviati, sputano fuoco e fumo. Traballiamo ma ci stiamo sollevando, sfidiamo la gravità. Sfidiamo le regole. Sfidiamo la rassegnazione.

Lanciamo lo Sputnik in orbita. Lanciamo un’idea. Lanciamo un’alternativa.

Vogliamo fare cultura, orbitando attorno al pianeta, intercettando lo sguardo di molti che – come noi – alzano ancora la testa al cielo.

Il collettivo – che vorrebbe divenire in futuro un’associazione – è un ambiente aperto a tutte e tutti che vuole promuovere cultura e aggregazione, vuole intercettare i giovani sul territorio ma non solo. Siamo consapevoli dei nostri limiti ma vale la pena rischiare. Abbiamo tutti qualcosa da dire, ma non sappiamo come né a chi confidarla. Lo spazio che apriamo servirà a condividere questo nostro patrimonio di idee e pratiche, di discussione e di politica. Useremo spazi virtuali e spazi fisici, promuoveremo momenti di approfondimento, informazione ma anche serate ludiche e informali.

Abbiamo lanciato lo Sputnik!