Il concerto di We Are Scientists, domenica 26 maggio al Circolo Ohibò di Milano, é stato una susseguirsi di nuove scoperte.

Ci siamo divertiti, abbiamo conosciuto una nuova band made in Italy e siamo riusciti anche a farci quattro chiacchiere con i due membri delle band, dopo uno dei live più fuori di testa a cui abbiamo mai assistito.

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La prima scoperta della serata é stata a titolo personale. Non ero mai stato all’Ohibò di Milano (anche se COLMO ha già fatto qualche giro da queste parti) e devo dire che me ne sono un pochettino innamorato. Piccolo, raccolto e con una sala da biliardo che ti permette di goderti il concerto anche a distanza, questo Circolo Arci é la location ottimale per un tete a tete con la propria band preferita.

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Seconda scoperta della serata arriva circa dopo mezzora dall’apertura della venue. Sul palco salgono i Backlash, opening act della serata, musica dall’umore cubo, un sound profondo e pesante e un batterista molto ganzo. A primo sguardo i ragazzi sembrano appena usciti da una lezione di ingegneria dell’automazione o qualcosa del genere. Sguardo un po’ perso, una leggera timidezzza, ringraziano Gaia la ragazza dei social ma ci conquistano perché alla fine sono davvero bravi anche se un po’ acerbi. Eppure sono in giro da un po’ questi Backlash. A fine concerto ci raccontano che hanno già calcato qualche palco europeo e il nuovo album Mindtrap é in arrivo il prossimo 12 ottobre. Forse sul palco erano solo un po’ emozionati per aprire il concerto di una delle loro band preferite per cui li ritroveremo dopo tra il pubblico a cantare e a ballare con noi.
Auguriamo loro tanta fortuna per ora e ci prepariamo al pezzo grosso della serata.

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L’ultimo lavoro dei We Are Scientists, intitolato Megaplex mi ha lasciato un po’ perplesso. Tanta tecnologia, ritmi un po’ scontati e il tipico sound indie che ti aspetteresti di questi tempi. La vera sorpresa della serata arriva quando sul palco i fastidiosi effetti elettronici della produzione vengono dimenticati, le chitarre iniziano a rullare e i cari Keith e Chris ci regalano una performance strepitosa.

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Il live parte forte con Your Heart Has Changed, il pezzo più rock dell’album (uno dei pochi che ricorda i vecchi WAS) e ci lancia direttamente all’interno di un incredibile video anni ’90. Lo sfondo in grafica 8bit, batterista con camicia a metà tra un arabesco siciliano e un difficilissimo livello di PacMan e i capelli argentati di Keith creano la perfetta combinazione amarcord accompagnata da un sound forte e comunque moderno.
I ragazzi tengono il ritmo molto alto fino a metà concerto quando passano alle melodie più dolci di pezzi come Too Late o This Scene is Dead, ma al ritorno dopo il primo round di saluti con Dumb Luck, Keith tira fuori il massimo della sua energia. Si vede che i WAS sono abituati a palchi decisamente più grandi e che fanno fatica a rimanere costretti nei familiari spazi dell’Ohibò. Per darvi un’idea, la chiusura con Textbook avviene nella sala da biliardo in cui il cantante finisce a terra molto sudato, dopo aver ballato tra la folla esaltata, perché un po’ di pogo fa sempre bene all’anima.

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Ma la fine non é importante, quello che colpisce di We Are Scientists é la loro incredibile forza di reggere il palco, sia a livello musicale che a livello di spirito. Keith canta tanto e bene, non sbaglia una nota. Tutto questo magari cercando sedute improbabili tra le spie del palco o facendo esplodere bottiglie di birra. Chris lo segue nelle varie peripezie e tra i fili attorcigliati del suo basso dà spazio anche lui a un po’ di follia.

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Il pubblico non può far altro che essere euforico e il pogo é assicurato praticamente ad ogni traccia. Si salta, si balla, ci si diverte molto. I Backlash escono al coro di “Say that you’ll stay” dalla canzone After Hours, e la mascotte rimane lei con maglietta bianca e bicchiere di birra sempre pieno che non smette mai di saltare e urlare tutti i testi.

Dopo lo show, ci avviciniamo al duo, dedito alla vendita di vinili e merchandising, per qualche domanda e per fare i nostri complimenti.

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“Questo é stato decisamente il nostro miglior show in Italia” commenta Chris “non muoviamo grandi masse qui e alla prossima di Zurigo avremo circa il triplo della gente ma continuiamo a tornare in Italia perché ci divertiamo davvero tanto”. Questo ci é parso ben evidente sul palco ma la vera domanda é da dove trovano tutte le energie della performance: “Pasta” risponde Chris. “Sì la pasta ha aiutato molto” rincalza Keith.
E a quando musica nuova?
“E’ molto difficile per delle band piccole come noi riuscire a realizzare nuovi brani mentre siamo in tour” racconta sempre Chris “la digitalizzazione, aiuta a potersi confrontare tra di noi, registrare nuove canzoni, ma nello stress dello spostarsi continuamente, stare attenti alla vendita magliette e gestire i costi di un tour é difficile trovare anche lo spazio artistico per produrre musica. Rinchiudeteci in una stanza per un mese e produrremo anche tre dischi”.

Noi ce lo auguriamo davvero tanto perché band così forti sul palco come i We Are Scientists se ne vedono raramente e per il prossimo concerto porteremo loro sicuramente un bel piatto di penne all’amatriciana per vedere se riescono a saltare ancora più in alto.

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