Ci sono pochi posti a Milano, o in qualsiasi altra città, magici come il planetario. Una cupola sotto la quale perdersi nel vuoto del buio cosmico e nel frattempo ritrovarsi nelle storie che racconta ogni singola stella del firmamento. Insomma, Ross e Rachel di Friends hanno avuto il loro primo appuntamento al planetario!

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Come ben sappiamo, un’altra cosa davvero magica nell’universo é la musica. Anche lei ci accompagna per mondi fantastici e in viaggi infiniti. Chiudete gli occhi. Immaginatelo.
Un piano che suona e un viaggio interstellare, passando per il Sistema Solare, Alfa Centauri, Andromeda, Sirio e miriadi di altre stelle. Questo é quello che é successo a noi.

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Al piano Raphael Gualazzi, primo concerto per noi durante la seconda giornata del Wired Next Festival presso i Giardini Indro Montanelli di Milano.
Prima che le luci si spengano, Gualazzi rilascia una breve intervista: “la musica apre il cuore alla vita e all’esistenza” spiega il musicista “così anche guardare le stelle ti porta a pensare a tutte le possibilità dell’animo e tutte le possibilità di questo momento che consiste in una piccola parte dell’esistenza”. Il viaggio sarà breve ma molto intenso.
Quando le luci si spengono, cala l’imbrunire. La volta si carica di quel sentimento magico che citavo all’inizio e il movimento segue la musica e la splendida nitida voce del nostro Virgilio in questo viaggio interstellare.
E’ come se ogni nota del piano corrispondesse a ogni singola stella che vediamo passare davanti a noi. Segue una struttura, un ordine, una fissità ma al contempo é viva, é fuoco puro, é inarrestabile. Allo stesso modo ogni suono del maestro Gualazzi trapana l’anima dello spettatore e lo lascia inerme ad osservare la bellezza di quel (finto) cielo stellato.
Passiamo dall’emisfero boreale a quello australe, ci fermiamo per un falò su una spiaggia mentre Gualazzi intona la sua L’Estate di John Wayne, passiamo attraverso le stelle cadenti e concludiamo riflettendo sull’amore con un inno sublime e intramontabile, At Last di Etta James che il pianista interpreta in maniera sognante.
Lo showcase é forse durato un po’ poco per essere un viaggio nel cosmo infinito, ma é bastato per farci sentire proprio come la sonda Voyager che proprio in questo istante porta il vinile d’oro di Mozart ad anni luce da noi solo per farsi sentire, solo per dire che continuiamo a vibrare anche nel gelido silenzio del vuoto cosmico e che siamo vivi attraverso la bellezza della musica.
La seconda serata del Wired Next Fest però non è ancora finita, anzi, dopo un cambio di editor e una pausa cena per la fotografa, ci spostiamo nel prato, davanti al grande palco montato fra gli stand nei giardini. Ad aprire le danze ecco i nostri ormai noti Sem&Sténn (qui il nostro articolo sul concerto di mercoledì scorso al Circolo Ohibò) che con il loro sound martellante e pieno di vita accolgono il pubblico che piano piano diventa sempre più numeroso.

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I giovanissimi Sem&Sténn dopo aver riscaldato l’atmosfera lasciano il palco al secondo gruppo in programma, gli Shazami: il duo costituito da Federico Russo e Francesco Mandelli che, amici dai tempi di MTV, hanno deciso di unirsi per fare della loro passione, l’indie rock, anche una professione musicale. Sul palco interpretano i loro personaggi, Joshua e Sasha, due fratelli americani, e si comportano da vere star internazionali: tra il serio e il faceto fanno ridere il pubblico che però non può fare a meno di muoversi e cantare sulle note delle cover da loro proposte. A stupirci di certo non è la qualità vocale ma piuttosto l’energia e la passione dimostrata in scena; con le loro reinterpretazioni di canzoni come Back to black e Beautiful girl gli Shazami coinvolgono tutti grazie anche al sound semplice e diretto della chitarra acustica.
A questo punto dobbiamo avvertirvi che l’organizzazione del Wired ha cominciato a vacillare a causa della moltitudine di persone riversatasi all’interno dei Giardini Indro Montanelli; è stato molto difficile per noi seguire al meglio lo show ma ecco il resoconto di ciò che è successo.
Dopo gli Shazami è arrivato il momento di Bruno Belissimo, il dj italo-canadese ha proposto una serie di sue hit ma non si è praticamente mai rivolto al pubblico e l’esibizione ci ha lasciato piuttosto indifferenti.

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A seguire però a risvegliare l’attenzione della gente, e in particolare dei più giovani, ci ha pensato il rapper Gemitaiz idolo indiscusso della serata. Ammettiamo che per quanto si siano impegnate, editor e fotografa, non sono riuscite ad apprezzare a pieno le qualità del performer romano, che durante il suo intervento ha tuttavia dimostrato di saper tenere il palco e coinvolgere il pubblico. Dopo aver proposto diverse tracce tratte dal nuovo album Davide, Gemitaiz saluta il pubblico e lascia spazio all’ultimo artista della serata, il dj tedesco Robin Shulz.

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Con i suoi brani più famosi, tra i quali Sugar e Sun goes down, e il tributo al giovane collega Avicii (scomparso poche settimane fa), Robin Shulz dà un’ultima sferzata al concerto, facendo scatenare il pubblico davvero numerossissimo, che si muove al ritmo elettronico del dj set.
Si chiude così, in piena atmosfera da discoteca all’aperto, la seconda serata del Wired Next Fest 2018, un festival che si è voluto aprire anche alla musica regalando alla città di Milano uno spettacolo eterogeneo, forse un po’ troppo confusionario, ma che ha forse voluto rispecchiare, nella strana combinazione di artisti presenti, la mutevole anima della città metropolitana.

Foto: Gaia Schiavon

Reportage: Simone Berardis e Beatrice Lucrezia Mosca

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