Parte 5 – mercoledì 8 novembre

L’ultimo giorno a Mosca ci regala un cielo stupendo, azzurro e limpido per la prima volta da quando atterrammo.

Oggi il gruppo si divide: alcuni prenderanno un treno per San Pietroburgo (ex Leningrado), altri si fermeranno a Mosca per rientrare a Milano a fine giornata. C’è anche chi non resiste alla tentazione e dorme qualche ora in più.

I “superstiti” moscoviti si imbarcano sui mezzi di trasporto pubblici per raggiungere – nel nord della città – il Parco della Cosmonautica, fermata VDNCh. Il Parco rende merito ai successi sovietici, con statue, fontane e archi di trionfo. In particolare è degno di nota il Museo della Cosmonautica e l’enorme struttura verticale metallica a fare da tetto: un razzo appena decollato e diretto nello spazio profondo che lascia la propria scia, su cui si posano gli sguardi degli scienziati scolpiti alle pareti della struttura. Nei dintorni le statue di Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio, Valentina Tereškova, prima donna nello spazio, lo Sputnik e i suoi ingegneri, primi al mondo a portare un satellite artificiale in orbita, una riproduzione bronzea del sistema solare e molto altro.

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Tutti coloro che alzano lo sguardo alle stelle, sognando mondi impossibili, contando i giorni e le ore che ci separano dalla prossima scoperta astronomica, tutti coloro che sognano avventure nello spazio interstellare e hanno esultato ad ogni missione conclusasi in successo, a tutti questi va il mio invito: andate e godete, almeno una volta nella vita, di questo parco e del suo omaggio immenso al sapere e al coraggio umano.

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A qualche centinaio di metri è imperdibile uno dei monumenti simbolo del realismo sovietico e dell’orgoglio operaio: il Monumento all’operaio e alla kolchoziana (contadina del kolchoz, comunità agricola collettiva di ispirazione sovietica).

Si tratta di un’opera in acciaio alta 25 metri, esposta all’Expo parigino del ‘37 e poi trasferita a Mosca. Sono raffigurati un operaio col martello e una contadina con la falce che incrociano gli strumenti di lavoro a formare il simbolo mondiale di comunismo e di organizzazione proletaria.

Imponente. Non ci sono altre parole.

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Riprendiamo la metro, pronti ad una serie di cambi fino al famigerato mercato Izmajlovo, un mercatino all’interno di una fortezza tipica russa completamente ricostruita e riprodotta. In realtà una trappola per turisti, ma fa parte del bello del viaggiare.

Mangiamo un boccone al Granny’s Buffet: qualche piroški (panzerotti) alle cipolle e alcuni bliny (crespelle salate) con marmellata. Spendiamo quel che abbiamo in tasca negli ultimi souvenir: cartoline, portachiavi e, naturalmente, matrioske.

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Ormai ci siamo abituati: siamo in ritardo. Sgambettiamo fino alla metro più vicina, scostando faticosamente le porte irrigidite che trattengono il caldo all’interno e correndo verso l’ostello per recuperare i bagagli e acquistare il biglietto per l’Aeroexpress, che ci ricondurrà in aeroporto.

Un ultimo tragitto nel mezzo della periferia e di un certo degrado ed eccoci al check-in.

Termina un viaggio e ripensiamo alla città, alle persone incontrate, alla storia marmorizzata nei monumenti.

Pensiamo all’orgoglio di un popolo che ha voluto prendere in mano le redini del proprio futuro e che mai veramente è stato domato.

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Reportage: Claudio Rendina

Foto: Gaia Schiavon

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