Parte 4 – martedì 7 novembre

Il giorno della Rivoluzione.

Cielo plumbeo e rischio pioggia. Oggi però nulla ci può fermare: siamo attesi alla manifestazione ufficiale per la celebrazione del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre!

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Riusciamo comunque a ritagliarci la mattinata per visitare ancora la città.

Prima tappa è il Monastero di Novodevičij, rimandato qualche giorno prima, a sud-ovest della città.

La struttura è in ristrutturazione e molte aree non sono visitabili. Otteniamo uno sconto all’ingresso ma la delusione è palpabile nell’aria: troppe aree chiuse o coperte dai teli dei restauratori.

L’edificio ne uscirà sicuramente splendido al termine dei lavori, grazie al suo bianco sgargiante e alle cupole dorate, ma oggi non si concede a noi visitatori.

A pochi passi dal Monastero è situato il cimitero. Qui riposano alcuni tra i più influenti personaggi russi e internazionali. Tra gli artisti: Majakovskij, Čechov, Gogol, Bulgakov, Hikmet e Ejzenštejn (il cui monumento è in restaurazione). Sono presenti anche militari, scienziati e politici, quali Eltsin, Molotov, Bulganin, Tupolev, Gromyko. Luogo suggestivo, ricco di busti e volti di grandi artisti e di statue evocative, come un carro armato in miniatura sulla tomba di un generale. Alcune tombe sono già state omaggiate nella mattinata con garofani rossi.

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Un ulteriore spostamento, verso il Parco delle Culture, sul lungofiume, ci consente di visitare le nuove Gallerie Tretjakov e le loro mostre d’arte del XX secolo. Ammiriamo con interesse una mostra sulle avanguardie del primo Novecento e del periodo a cavallo della Rivoluzione del ‘17.

In un colpo solo ci viene data l’occasione di studiare a distanza ravvicinata opere di Malevič, Kandinskij, Chagall, ma anche la potente opera di Yuon, New Planet. All’ingresso delle Gallerie una riproduzione in scala del progetto per il faraonico monumento mai realizzato alla Terza Internazionale, simbolo delle avanguardie sovietiche.

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Nel parco attorno sono state riposte molte statue sovietiche, in granito, bronzo o ferro, raffiguranti i padri della nazione e i simboli dell’ideologia. Nei paraggi bambini giocano nel prato o stuzzicano gli scoiattoli sui rami.

Pranzo sulla riva del fiume in un locale giapponese, specializzato in noodles. Ordino una Kvas, la risposta sovietica alla Coca-Cola, prodotta col frumento. Disgustosa, ma dal sapore così vintage!

Dalle vetrate si impone alla vista l’altissimo monumento bronzeo a Pietro il Grande, immortalato a bordo di un veliero in esplorazione, eroe nazionale, fondatore della Marina e vero e proprio gigante (era alto 2 metri).

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Infine, il pomeriggio sopraggiunge, e con esso capannelli di bandiere rosse e stendardi si affollano nel punto di ritrovo che sarà la coda del corteo. Ogni delegazione straniera ha istruzioni ben precise e si posiziona circa a metà del serpentone, aprendo la strada al Partito Comunista Russo.

Attorno a noi lunghi cordoni di poliziotti e militari, transenne ai lati e le uscite bloccate dai metal detector. Probabilmente il falso allarme di due giorni fa ha aumentato lo stato di allerta. Fortunatamente tutto proseguirà liscio.

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Il corteo “rosso” si svolge in concomitanza delle celebrazioni ufficiali in Piazza Rossa, dove è stata predisposta una rievocazione storica. Putin, che gode di un ampio consenso ma che ripudia fortemente l’eredità ideologica sovietica, mantiene un profilo basso nei confronti di noi manifestanti, limitandosi a garantire l’ordine in piazza.

L’emozione è palpabile. Al nostro fianco delegazioni dalla Turchia, dalla Grecia, dal Venezuela, dal Brasile, dalla Svezia, dalla Catalogna. L’Italia si distingue per numero di partecipanti. Veniamo salutati con simpatia, al grido “Bella Ciao”.

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Tutta questa gente, venuta da ogni dove e con ogni mezzo, che parla mille lingue, si è riunita – proprio oggi, qui ed ora – e pur non conoscendo il proprio vicino, scopre di essere una comunità. Scopre che le idee sono più forti del tempo e delle distanze. Scopre che la speranza per un mondo migliore non è spenta.

Durante il corteo si alzano molti cori nello spezzone delle delegazioni straniere, ma quelli turchi e italiani sovrastano tutti.

Ci concentriamo in una piazza secondaria, adiacente alla Piazza Rossa, d’improvviso colma di bandiere sventolanti e striscioni.

L’aria è fredda e il cielo nuvoloso. Abbiamo i brividi, forse per il freddo, forse per l’emozione.

Sul palco, allestito per l’occasione, si alternano discorsi – rigorosamente in russo – e canti. Contribuiscono con la loro voce gli artisti del Bolšoj. Due saranno i canti stranieri: la Marsigliese – l’inno dei rivoluzionari russi – e Bella Ciao – l’inno per antonomasia della Resistenza. Dai microfoni amplificati ascoltiamo le parole del portavoce della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica – in inglese – e la commozione del segretario del Partito Comunista Cubano che – parlando in spagnolo – ci consente di comprendere qualcosa. Immancabile la voce altisonante e fiera di Zjuganov che, come consuetudine, termina ogni discorso invocando gli “urrà” alla Rivoluzione e al Socialismo.

Siamo tempestati di foto, ci mettiamo in posa, un poco orgogliosi assieme ai dirigenti politici italiani. Tutti vogliono carpire un ricordo di questa fredda giornata di novembre.

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Al termine, frastornati, ammainiamo le bandiere e tentiamo di scaldarci con un caffè prima di tornare in ostello.

Nel frattempo siamo avvisati di uno spostamento del volo dalla nostra compagnia: domani guadagniamo tutto il pomeriggio!

Cena presso la catena self service MuMu a base di bistecca e crema di lamponi. Per bere una birra siamo costretti a esibire un documento.

Al caldo dell’ostello brindiamo con una bottiglia di vodka acquistata nei paraggi e mentre la gradazione alcolica inizia ad alleggerire le stanchezze ci immergiamo nell’apoteosi del sarcasmo e dell’ironia del gioco in scatola Cards Against Humanity.

 

Reportage: Claudio Rendina

Foto: Gaia Schiavon e Chiara Pavan

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