In occasione della festa della donna, si è tenuta da giovedì 8 a domenica 18 marzo presso il Centro Culturale Pasolini la mostra In Chiave Femminile, esposizione dedicata alla storia degli strumenti ad arco e al lavoro personale di Gloria Croce, giovane liutaia di Muggiò.

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La mostra, organizzata dall’Associazione Culturale Artè, è stata sapientemente allestita per permettere al visitatore di prendere confidenza non solo con le caratteristiche storiche di strumenti come il violino e la viola, ma anche di scoprire, tramite l’esposizione dei materiali di costruzione, come nascano tali strumenti e quale sia la filiera che dall’ideazione porta alla vera e propria realizzazione. All’interno di una sala sono stati esposti alcuni antichi violini concessi per l’occasione dalle famiglie muggioresi, ma il vero fulcro della mostra è dedicato alla figura di Gloria Croce, la quale, con la sua passione è riuscita a rivelarci il mondo di infinita cura e dedizione che dà forma agli strumenti ad arco.

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Nella prima sala viene proiettato il cortometraggio Acciaio Armonico, che segue Gloria durante il processo creativo nel suo laboratorio e permette così a chiunque di poter osservare la liutaia al lavoro; nelle successive sale vengono invece esposti i diversi tipi di legno necessari per la lavorazione dello strumento, gli attrezzi artigianali utilizzati e le materie prime naturali con le quali si realizzano le vernici per completare il lavoro; in fondo alla sala è esposta una viola interamente costruita da Gloria Croce, simbolo dell’abilità artigiana che scorre nelle sue vene.

La protagonista della mostra, disponibile e gentile, ci ha concesso un’intervista per rispondere alle molte curiosità che un mondo affascinante e sconosciuto come quello della liuteria ha suscitato in noi e lo ha fatto seduta in mezzo ad un piccolo parco idealmente ricreato nell’ultima sala del Centro Culturale Pasolini, dedicata alla presentazione del suo progetto EKOS.

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Gloria, spiegaci in primis di cosa si occupa questo tuo progetto?

Il progetto EKOS è dedicato alla cultura musicale nelle scuole; l’idea mia e di Gianmaria Belisario è quella di far scoprire l’arte della liuteria e la voce del violino ai bambini e ai ragazzi più giovani e lo vorremmo fare portandoli in un parco o nel giardino di qualche dimora storica dove possano ascoltare la musica prodotta da un quartetto d’archi. I tre elementi che stanno alla base del progetto, che ha come logo proprio un tralcio di vite a forma di chiave di violino, sono infatti la natura, dalla quale si ricava la materia prima, la liuteria, grazie alla quale si dà vita allo strumento, e la musica, il risultato del lavoro. Sono sempre stata molto legata alla sfera dell’ambiente e l’idea originaria del progetto mi è venuta donando le tre piante simbolo della mia famiglia all’Associazione Amici del Parco Grugnotorto. Ad oggi siamo riusciti a realizzare il progetto solo in parte con qualche scuola privata ma ci piacerebbe davvero aprire quest’esperienza a molte più classi, magari aprendo una collaborazione con il FAI.

La passione che ti guida nel lavoro che fai è tangibile, ti definisci più artigiana o più artista?

Assolutamente più artigiana! La liuteria è una passione che è cresciuta nel tempo, in parte grazie alla musica con la quale sono entrata in contatto molto presto tramite mia madre, saxofonista, ispiratrice un po’ di tutti miei progetti, e in parte grazie all’esperienza di lavorazione del legno che ho svolto a diciotto anni. L’incontro con l’ebanisteria e la conoscenza musicale mi hanno fatto capire che potevo unire queste mie passioni e ho intrapreso quindi lo studio delle antiche tecniche della costruzione degli strumenti ad arco presso un atelier a Milano. Da qui viene anche la scelta di aprire nel 2013 la mia bottega personale nella taverna di casa, dove oggi si concentra la maggior parte del mio lavoro.

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Come ti trovi a lavorare da sola?

All’inizio è stato piuttosto difficile anche perché, in un primo momento, pensavo di creare solamente nuovi strumenti e non di ripararne di vecchi e perciò mi trovavo a passare intere giornate da sola, poi però ho capito che esistono già moltissimi violini che necessitano di cura e ho deciso di aprire la mia bottega anche a restauri e riparazioni. Oggi il mio laboratorio è un luogo sempre aperto, dove musicisti e appassionati vengono ad affidarmi un pezzo di sé; lasciarmi in mano il violino è un atto di fiducia e il rapporto che si viene a creare con i miei clienti è molto simile a quello tra paziente e dottore, devono fidarsi ciecamente affinché io possa aggiustare e calibrare al meglio il loro strumento.

Abbiamo notato che utilizzi spesso il termine “bottega” per indicare il tuo laboratorio, come mai?

Mi piace definire il mio laboratorio come bottega perché sono un’artigiana, ma non nel senso un po’ brianzolo del “lavorare solo per guadagnare”, ma piuttosto in senso rinascimentale. Mi piace pensare al mio atelier come alle botteghe artigiane della Firenze del ‘400, magari simile alla bottega del Verrocchio. Ho molti altri progetti però che mi portano a lavorare fuori casa, per esempio ho fatto un corso per realizzare le incrinature degli archetti e ho viaggiato un’estate per la Sicilia, spostandomi nei vari conservatori, teatri e scuole per realizzare sul posto incrinature e riparazioni.

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Com’è nata l’idea della mostra?

L’idea di allestire questa mostra è venuta all’Associazione Culturale Artè, che tramite la presidente Temple e il vice-presidente Ramazzotti, ha curato poi la realizzazione dell’esposizione. Ovviamente sono stata molto felice di pensare a come poter al meglio rappresentare l’arte della liuteria e a come far conoscere una realtà sconosciuta ai più.

Attraverso la mostra In Chiave Femminile abbiamo potuto conoscere un mondo antico e affascinante, quello della liuteria, per mezzo del quale si dà voce alla musica, che “è tutta forma e contenuto ed eleva e nobilita tutto ciò che esprime”, come dice Goethe in una citazione più volte riportata dagli opuscoli di Gloria Croce.

Reportage: Beatrice Lucrezia Mosca

Foto: Gaia Schiavon

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