Parte 3 – lunedì 6 novembre

Colazione al volo per rispettare la tabella di marcia: oggi turisti!

Visita d’obbligo al Cremlino – patrimonio UNESCO dal 1990, la fortezza per antonomasia, la difesa medievale degli zar, il luogo di potere rimasto tale fino ai nostri giorni.

IMG_0562L’ingresso è su di un ponte di mattoni rossi, sotto la Torre della Trinità – ogni Torre è sormontata da una stella rossa, eredità socialista – e riversa i turisti all’interno delle mura inespugnabili.

Mosca non verrà mai conquistata del tutto da forze di invasione straniere, se si esclude la parentesi di occupazione polacca ai primi del Seicento.

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Al centro della fortezza sta la piazza della Cattedrale, su cui si affacciano le principali opere religiose e storiche: il cannone dello zar (l’equivalente medievale dell’atomica), la gigantesca campana da 200 tonnellate, la Cattedrale dell’Assunzione – dove furono incoronati gli zar, quella dell’Annunciazione, quella dell’Arcangelo,  la chiesa dei Dodici Apostoli, la chiesa della Deposizione della Veste, il campanile di Ivan il Grande. Al loro interno è ammirabile il perfetto esempio di arte iconica ortodossa: le alte colonne e volte ricoperte di oro e immagini sacre, ammassate sulla parete dove – conoscendo un po’ di Scritture – è possibile riconoscere santi e martiri.

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Costeggiamo il Gran Palazzo e l’Arsenale, accanto al moderno Palazzo di Stato.

Le guardie, vigili sul traffico pedonale, fischiano i turisti distratti che passeggiano per strada fuori dalle aree pedonali o attraversano oltre le strisce.

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Una volta usciti dal Cremlino a pochi passi è visitabile la Cattedrale di San Basilio. Un vero tripudio di colori e forme, con i bulbi e le cupole dalle geometrie e colori diversi l’uno dall’altro. La pianta della struttura cinquecentesca è labirintica, ideata per impressionare il visitatore. Le molte cappelle, dalle decorazioni arabeggianti, sono collegate da un dedalo di cunicoli e scale. Una delle prime cappelle è dedicata a Basilio, lì sepolto, il santo “pazzo” che inneggiava a Cristo, predicando nudo per le strade e incutendo timore e venerazione anche nello zar Ivan il Terribile, che commissionò la cattedrale.

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Pausa pranzo breve, in modo da recuperare tempo prezioso. Sostiamo nella catena di cibo da strada a base di patate Kroška Kartoška: patata al cartoccio cotta al forno con la buccia, la polpa rimestata con formaggio o burro e infine farcita a piacimento con carne, pesce, salse o verdure.

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Passeggiamo sul lungofiume, costeggiando il fiume Moscova e le rosse mura del Cremlino. Dall’esterno ammiriamo l’imponenza della Cattedrale del Cristo Salvatore, dalle guglie dorate, completamente distrutta da Stalin negli anni Trenta – per dare posto al Palazzo dei Soviet, progetto poi abbandonato. L’edificio religioso fu ricostruito sul finire degli anni ‘90.

Attraversiamo il Ponte dei Patriarchi dirigendoci alle Gallerie Tretjakov, al cui interno passeremo il pomeriggio.

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Le Gallerie custodiscono un’imponente collezione d’arte russa fino al termine del XIX secolo. Da notare però lo stile prettamente europeo delle opere, frutto di artisti russi che studiarono in Europa e utilizzarono canoni e soggetti occidentali. Cionondimeno sono meravigliosi alcuni paesaggi raffiguranti le coste di Sorrento o Napoli, le campagne romane o ancora la laguna veneziana. Splendida la tela di una notte veneziana senza stelle, illuminata da una flebile mezzaluna.

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Ormai esausti percorriamo l’uscio proprio nell’orario di chiusura. Fuori si è fatto buio.

Ancora uno sforzo: sferragliamo in metro fino alla fermata Smolenskaja che si affaccia sull’imponente edificio del Palazzo degli Affari Esteri. Ricorda per imponenza le fattezze dell’Università. Dal suo fianco si dirama via Arbat, la via commerciale, ricca di negozi di souvenir e locali, ma anche di artisti e chincaglierie.

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Ceniamo in un bel ristorante, serviti da giovani ragazze. Ci saziamo con piatti caldi di gulasch, riso, patate e pane imburrato e fritto (una grassa prelibatezza). Ben pasciuti spediamo qualche spicciolo – concludendo la serata – in souvenir e cartoline.

 

Reportage: Claudio Rendina

Foto: Gaia Schiavon

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