Chitarre distorte, luci rosse e molto fumo. Puntuali come ogni anno i FASK (Fast Animal and Slow Kids) tornano ad infuocare i palchi d’Italia con le loro sonorità graffianti e tutta la rabbia e il disgusto che Aimone riesce a tirare fuori pezzo dopo pezzo. La data di Milano, una delle ultime del tour e sold out, ha avuto per il pubblico più di una sorpresa.

Avete presente quando è la vigilia di Natale e i bimbi guardano fuori dalla finestra aspettando che arrivi il vecchio ciccione ad imbottirli di regali? Be’ io il pomeriggio del 9 marzo mi sentivo esattamente così: agitata, nervosa, entusiasta. L’attesa per questo concerto è stato un po’ il mio Natale!

Ma siccome a nessuno interessa la mia storia di fan girl dei poveri, passiamo alla serata che è meglio!

Arriviamo sul posto con un leggerissimo anticipo e iniziamo a sistemarci nella sala, decisamente più piccola delle mie aspettative e già parzialmente piena di ragazzi e ragazze in attesa. Mi guardo intorno e osservo le luci, principalmente rosse e posteriori al palco, che illuminano gli strumenti già posizionati e pronti. Resto sempre affascinata da questi momenti di quiete prima della tempesta: adoro quel momento in cui l’amplificazione tace e tutto è in attesa di qualcosa; ha un non so che di mistico e reverenziale. Ben presto, però, la situazione comincia ad agitarsi. La sala si riempie ed il vociare si fa più insistente, lo spazio tra il pubblico diminuisce sempre più velocemente.

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Tempo ancora qualche minuto ed una luce blu inonda il palco: tutto è pronto, gli Andead salgono sul palco, lo show può avere inizio! I ragazzi non perdono tempo e si lanciano subito nell’esecuzione dei loro pezzi. Resto piacevolmente sorpresa dai suoni che sento, finalmente non c’è il solito ragazzino con la voce melensa e le idee poco chiare, ma un gruppo punk come non ne sentivo da tanto. Il loro stile gretto e secco mi ricorda alcuni tra i miei gruppi preferiti, con le voci sporche e il rifiuto nel DNA. Diciamocelo, la musica negli ultimi tempi è decisamente più propensa a sonorità discrete. Che poi certo, la discrezione va bene, per alcuni funziona anche, ma questo non vale per gli Andead! Quello che sembrava un accostamento azzardato, con i FASK, sia per genere che per tipo di pubblico, risulta invece vincente: la platea apprezza la prova dei milanesi che sono decisamente riusciti a scaldare l’ambiente! (Bravi, bravi, bravi)

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Un veloce cambio di strumenti, un brevissimo soundcheck dei tecnici ed è tutto pronto per i “quattro che si vogliono bene” che conquistano il palco e, senza troppi fronzoli, iniziano la loro esibizione. Con un mix di pezzi nuovi, come Asteroide, Montana e Calci in faccia, e brani “storici” (sentirli suonare Copernico, ma non Lei mi spezza sempre un po’ il cuore) portano avanti un’ora e mezza abbondante di spettacolo. Ma, come al solito, sono Aimone e la sua follia a farla da padrone: dopo un primo tentativo di surf sulla folla ci riprova sulle note di Maria Antonietta facendosi trasportare verso il bar dove viene costretto a calarsi un negroni intero per poi farsi riportare, dalle braccia della folla, verso il palco. Gli indisciplinati perugini si beccano anche un lieve rimprovero della security per una transenna rotta dal pubblico: la risposta di Aimone “Non credo di essere la persona adatta per farli calmare” ha raggiunto livelli di epicità altissimi nella mia testa!

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E così il pogo prosegue, l’onda di persone che si agita, balla e canta ogni pezzo non si ferma mai, esattamente come i ragazzi sul palco. È indubbio che i FASK, negli anni, siano stati in grado di creare un rapporto speciale con il loro pubblico, fatto di onestà e dichiarazioni schiette (forse è anche per questo che hanno conquistato un posto nei nostri cuori), di buona musica e di sensazioni comuni.

Il tuffo del buon Aimone dalla balconata tra le braccia della folla va a concludere in bellezza una serata fatta di rabbia, gioia, fumo e sudore!

Dopo questa serata possiamo confermare che anche se “a suon di concerti ci ho preso la mano”, quello dei FASK resta sempre uno spettacolo vero e spontaneo, che loro portano avanti con piacere senza tirarsela perché alla fine quando c’è il talento e la voglia di fare, a che serve tutto il resto?!

Reportage: Alessia Marini

Foto: Andrea Lorusso

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