Eduard, tedesco di 92 anni, dopo la morte della moglie decide di intraprendere il viaggio della vita e sale sul treno che da Berlino lo riporterà in Ucraina, dove più di mezzo secolo prima aveva prestato servizio come ufficiale della Wehrmacht. Adele, nipote di Eduard, giovane disinteressata del passato vive un profondo conflitto con la madre che disapprova il suo stile di vita; si ritroverà a partire contro voglia per Kiev, nella vana speranza di convincere il nonno a tornare a casa.

Due generazioni a confronto ne L’ultimo viaggio, nelle sale da giovedì 22 marzo, film sulla riscoperta della propria identità e sul potere della memoria storica, ambientato in un Paese, l’Ucraina, alle prese con la recentissima guerra civile del 2014; una pellicola che tratta temi non semplici, come quello della colpa e del rimorso, combinando sapientemente riferimenti storici e situazioni attuali.

L’ultimo viaggio mette in scena con delicatezza e profondità le relazioni difficili tra Eduard e la sua famiglia: traumatizzato dalle azioni compiute durante la guerra, una volta tornato in patria sposa una donna senza amarla e a fatica sopporterà per tutta la vita la sua famiglia. Alla morte della moglie Eduard parte per l’Ucraina alla ricerca di Svetlana, con la quale ha ormai perso i contatti da circa cinquant’anni; Adele, costretta dalla madre Uli a seguire il nonno, durante questo viaggio scoprirà la verità sul passato della sua famiglia e dovrà fare i conti con la consapevolezza delle atrocità della guerra e con la costruzione della propria identità.

Il dramma viene rivelato poco alla volta quando, in seguito alle insistenze di Adele, Eduard comincia a raccontare la propria esperienza: il comando del Secondo Squadrone di Cavalleria Cosacca, i crimini di guerra, il gulag, l’amore perduto. I segreti che nel corso del racconto verranno svelati concorrono a tratteggiare gli eventi, forse poco noti al pubblico italiano, che segnarono la storia delle vicende accadute in Ucraina sul confine russo durante il secondo conflitto mondiale.

Il film racconta quindi la parabola di un antieroe, sconfitto dalla Storia e dalla vita, che tenta un ultimo disperato viaggio per recuperare il solo ricordo positivo rimasto; ma la narrazione suggerisce anche un’ampia riflessione sul concetto di ricorsività storica: possono le nuove generazioni liberarsi dal peso e dalle colpe dei propri progenitori? È possibile ricostruire un legame spezzato e riallacciare rapporti perduti nonostante l’ampio divario culturale?

I temi della riscoperta delle proprie origini vengono ulteriormente rimarcati grazie alla figura di Lew, giovane ucraino di origini russe, dilaniato dalla profonda frattura sociale e culturale che divide non solo il Paese, ma anche la sua stessa famiglia.

Il regista Nick Baker Monteys ha voluto integrare nel copione lo scenario di conflitto che nei mesi della stesura si stava delineando in Ucrania e ha inoltre deciso di girare parte delle riprese proprio sul confine con la Russia; secondo Monteys, infatti, la veridicità della situazione ha contribuito a rappresentare ancor meglio il tema centrale del film, ossia le ripercussioni del passato sulle generazioni successive.

Ad interpretare il protagonista è stato chiamato Jürgen Prochnow, una delle poche star internazionali del panorama tedesco, che in questo film è riuscito a calarsi con profonda attenzione nel ruolo del “vecchio silente”, chiuso nell’ossessivo ricordo di un passato che non muore, alla ricerca di una possibile redenzione; nonostante la freddezza e l’austerità del personaggio, ci si emoziona nell’intravedere che uno spiraglio di speranza viene riservato anche ad uomo colpevole e senza possibilità di riscatto.

L’ultimo viaggio cerca di rappresentare, con il pretesto del road-movie, il viaggio a ritroso nel passato che il protagonista, ormai giunto al capolinea della vita, vuole intraprendere per placare i propri ricordi; è anche il racconto di una relazione che si  riallaccia, quella fra un nonno e una nipote che nonostante i lunghi anni di silenzio tentano di avvicinarsi; ed è infine la storia di un amore, quello cristallizzato dal tempo di Eduard e Svetlana e quello tumultuoso e imprevedibile di Adele e Lew, alle prese con una profonda maturazione personale.

Grazie ad un’attenta regia, che con grande maestria realizza una fotografia e una colonna sonora perfettamente azzeccate, il film tenta con lucido spirito critico di far emergere il senso di umanità che lega tutti i personaggi, a dispetto dell’implacabile oggettività della Storia.

Guarda il trailer italiano qui

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