Il suo album d’esordio Scudetto lo catapulta immediatamente nella cerchia dei nuovi talenti italiani, ma quanto effettivamente le aspettative del pubblico rispecchino il suo vero talento ci è stato chiaro solo dopo averlo visto esibirsi nell’intimità del Circolo Ohibò, dove Galeffi ci ha regalato una splendida interpretazione delle sue canzoni, circondato da fans e famiglia.

-Ma quindi è a Lodi o a Porta Romana?-

-A Lodi, tranquilla!-

(breve estratto da una conversazione densa di panico)

Partiamo dal principio: ammettiamo che ultimamente, come redazione ma anche singolarmente, non abbiamo avuto proprio quella che si definirebbe una “proverbiale botta di culo”, la Dea bendata, per un periodo, ci aveva amorevolmente mandati a cagare. Questo dovrebbe bastare a spiegare tutte le paranoie che ci hanno accompagnato nel nostro viaggio verso il Circolo Ohibò (che alla fine sta vicino Lodi e non Porta Romana). Nonostante tutto questo riusciamo a trovare il locale prima del previsto e senza troppi problemi.

Restiamo subito affascinate dal piccolo giardinetto di ingresso che fa da anteprima alle dimensioni minute e alla sensazione di intimità che ritroveremo anche all’interno. Stanze piccole, dai colori sgargianti e luci soffuse che si susseguono come in un piccolo museo: c’è l’ingresso, una saletta, la zona del palco ed un bar; il tutto strutturato per sfruttare al meglio ogni singolo spazio disponibile, senza dimenticare quel tocco Radical Chic che non guasta mai. Ci guardiamo intorno mentre la sala comincia a gremirsi di persone. Resto stupita dal pubblico eterogeneo che questo evento ha attirato: in definitiva la fascia 20-35 è abbondantemente rappresentata.

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L’evento inizia, con una mezz’ora di ritardo, nel momento in cui un ragazzo con il maglione marroncino e una chitarra dello stesso colore, conquista il palco con timidezza ed agitazione. Lo guardo e mi sembra un pulcino bagnato: tenero e spaventato, non riesce a nascondere tutta l’emozione del momento.

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È Tommaso Tota, un giovane artista che inizia la sua carriera scrivendo canzoni e caricandole su YouTube accaparrandosi così la sua fetta di pubblico. La performance non è però delle migliori: alcuni problemi tecnici (la chitarra che non va, il microfono che fa interferenza, il jack ballerino) non lo aiutano a trovare la sua dimensione sul palco e rendono le prime canzoni arrancate e poco chiare. Fortunatamente Tota ha dalla sua un affezionatissimo fan club che non lo lascia mai solo: ogni volta che sta per cadere in un inconveniente, le ragazze sottopalco lo incitano, gli fanno complimenti o continuano la canzone. Superati questi primi momenti, il buon Tommaso riprende in mano la situazione portando a termine la sua esibizione intermezzando la musica a battute per coinvolgere il pubblico. La voce non è decisamente il suo punto di forza, ma ancora non so se sia in effetti un suo problema o un danno collaterale del pietoso settaggio audio che gli avevano riservato. Alla fine si rivela essere un discreto musicista ed una persona estremamente alla mano: non metto in dubbio che sentiremo ancora parlare di lui!

Piccola pausa ed è il turno di Galeffi, che conquista il palco preceduto dai suoi musicisti. Il miglioramento nella qualità audio è netto: finalmente vengono fuori le sonorità più basse ed il suono diventa più definito e avvolgente.

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Galeffi si dimostra subito un animale da palco. Senza bisogno di presentazioni si tuffa nell’interpretazione dei suoi brani tirando fuori immediatamente tutta la grinta e l’amore per quello che fa. Il che contrasta violentemente con il suo modo di presentarsi: vestiario alla moda indie, cappello, occhiali tondi, giubbotto di un paio di taglie in più e l’atteggiamento di chi se ne frega del mondo. E invece gli interessa! Vuole fare un bello spettacolo e si vede dalla premura con cui affronta ogni brano, dalle varie dediche che propone (toccante soprattutto quella fatta alla famiglia e al fratello presenti in sala) e dalla sinergia quasi palpabile che crea a mano a mano con i suoi musicisti.

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Dalla sua ha indubbiamente una voce interessante e un grande talento come paroliere: purtroppo non brilla per originalità, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto prettamente musicale. Nonostante la presenza di un ukulele (che alla fine è entrato di diritto nella cerchia degli strumenti mainstream), i suoni si presentano simili e quasi ripetitivi se non fosse per le diverse linee vocali delle canzoni. Il giro di DO mi ha preso letteralmente a schiaffi per due ore, ma questo non vuol dire che non ci siano degli ampi margini di miglioramento che il ragazzo è sicuramente in grado di raggiungere. Il suo debito con Calcutta è abbastanza ovvio, ma non me la sento affatto di definirlo beceramente un imitatore (anche perché intraprendere un discorso del genere vorrebbe dire definire la sottocultura indie come un tutto che copia tutto), più che altro mi ha dato l’impressione di qualcuno che vuole davvero fare buona musica e che per farlo ha deciso di partire da ciò che conosce meglio per poi, un giorno, aprirsi ad altro. Noi della redazione, ovviamente, dopo questa esibizione siamo più che curiosi di seguire il futuro prossimo di Galeffi e vedere fin dove riesce ad arrivare con il suo innegabile talento!

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La serata ha superato nettamente le mie aspettative. È stata divertente ed interessante sia per gli artisti proposti che per il Circolo Ohibò in sé, che è stata una splendida scoperta, uno dei posti di Milano dove, almeno una volta, bisogna assolutamente andare!

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