Al Mare Culturale Urbano c’è una sola regola: uscire dagli schemi e coinvolgere il pubblico in iniziative nuove e dai risvolti stupefacenti. Ed è esattamente quello che è successo ieri, durante l’incontro con il grande Eugenio Finardi, che ci ha regalato due intense ore di riflessioni, ricordi e aneddoti su uno dei sui dischi più famosi. 

Come ogni anno, la Milano Music Week ci ha offerto un vasto calendario di eventi che spaziano da concerti classici, a rappresentazioni teatrali, a interviste con gli artisti. Ieri, nella splendida location di Mare Culturale Urbano, è accaduto proprio questo: un incontro unico, pensato per essere intimo e tranquillo, con il maestro Eugenio Finardi, che ha concluso con il botto anche questa edizione della MMW. Non potevamo farci sfuggire questa occasione unica! 

IMG_1524Arriviamo con largo anticipo (eravamo state avvertite che i posti erano limitati e che quindi arrivare presto ce li avrebbe fatti aggiudicare) e senza troppi problemi in via Gabetti 15 (zona San Siro): resto stupita dal contrasto che crea il vecchio edificio, ristrutturato a mattoncini bianchi, con il resto dei palazzi, tirati su da non più di cinque anni con uno stile estremamente moderno. La nostra location, al contrario, ha parecchi anni in più e, varcato il cancello, si ha subito la percezione di quante persone siano passate in quel piccolo chiostro, dopo aver partecipato alle iniziative del centro, e dell’aria di condivisione e crescita culturale che queste ultime hanno voluto promuovere. 

Tempo di un caffè e qualche chiacchiera ed è già il momento di prendere posto nella piccola sala messa a disposizione per l’evento. Sedie in legno pieghevoli nere disposte in fila, muri bianchi, un proiettore con un’immagine fissa della MMW, tavolo con giradischi, due sedie e il sistema di amplificazione. Nulla di più. E credetemi, non serviva assolutamente altro. L’iniziativa in questione è “Ascoltiamo un disco”: presentata da Luca De Gennaro, vuole promuovere l’ascolto e il commento di grandi dischi in vinile che hanno fatto la storia della musica. Per l’occasione è stato scelto il disco Sugo del 1976 in cui, come prima traccia, troviamo Musica Ribelle uno dei grandi successi di Finardi. IMG_1494

Non è una vera e propria intervista, almeno non come l’avevo immaginata e non è nemmeno una performance live dell’artista, ma una chiacchierata in cui il Maestro parla apertamente della sua giovinezza (aveva 23 anni quando il disco è stato registrato), dell’Università a Boston in cui scoprì il mondo delle radio libere in FM, della sua amicizia con il grande chitarrista Alberto Camerini, del panorama musicale italiano degli anni ’70, dell’impegno politico che tentavano di profondere nelle loro canzoni e anche di come, certe volte, solo il tempo riesca a dare un vero significato alle azioni umane. Lo stesso Finardi, infatti, più volte dice di vedere il se stesso ventenne quasi come un figlio, una sorta di entità separata, un’altra persona insomma che, a distanza di anni, ha ancora molto da insegnargli. 

Il pubblico pende dalle sue labbra per tutto il tempo. Le due ore volano in un attimo e il Maestro si dimostra una persona estremamente affabile, gentile, simpatica e incline allo scherzo e alla battuta. Ogni singola traccia gli fa scaturire un nuovo ricordo. Durante La radio confessa di aver scritto il brano per “scrivere una cagata” mentre collaborava con un’emittente radiofonica da cui poi nascerà Radio Popolare (per rileggere il nostro articolo https://theoreinmag.com/2017/09/11/all-you-need-is-live-la-grande-festa-di-radio-popolare-al-carroponte/ ). Con Quasar rivela che la canzone non era scritta, ma è il frutto di una improvvisazione durante le registrazioni; è un pezzo intenso che trascina con il ritmo, in cui gli strumenti si amalgamano senza mai sovrapporsi. Voglio è, invece, l’unica canzone che voleva essere inserita del disco, l’unica preparata a tavolino.  

Ma il vero spettacolo Finardi lo fa, probabilmente inconsciamente, durante l’ascolto dei brani; ad occhi chiusi si concentra completamente sui pezzi, muove le mani come se stesse suonando uno strumento, ricorda e quei ricordi gli affollano la mente. Mentre lo osservo, penso a quali possano essere i suoi pensieri, cerco di immaginare cosa si provi a tornare indietro nel tempo solo ascoltando della musica, quali sensazioni questo viaggio gli provochi e se tutto questo non gli causi un moto di malinconia o addirittura tristezza. Se tutto questo è davvero accaduto nella sua testa, Finardi è stato molto bravo a nasconderlo. La sua allegria era coinvolgente e l’atmosfera, che a mano a mano si andava creando, sapeva di un’altra epoca. Era come se tutti i presenti nella stanza (di cui l’età media, ad occhio e croce, si aggirava sui cinquanta) fossero di colpo tornati ragazzi, con i loro pantaloni a zampa, la tessera del PCI e i capelli lunghi che tanto scandalo facevano all’epoca. Di colpo eravamo tutti sessantottini, rivoluzionari sulla carta, facinorosi a parole che volevano ribaltare il sistema, sconfiggere l’oppressione ed essere liberi. IMG_1453

“E voglio un figlio che mi faccia ricordare quanto è importante giocare. Giocare non per perder tempo, ma giocare per crescere dentro.” (La paura del domani – Sugo 

Questa citazione incarna, a mio parere, la perfetta descrizione d Finardi: un uomo che ama ciò che fa e che negli anni non ha mai dimenticato che giocare e prendere le cose con più leggerezza, proprio come fanno i bambini, è l’unico modo per poter creare qualcosa di buono per sé e per il mondo che ci circonda. 

 

Finito l’incontro sale “sul palco” un gruppo di autori (tra cui Diodato, una nostra vecchia conoscenza), sia esordienti che esperti con alcune importanti collaborazioni alle spalle, che per l’occasione presentano un progetto musicale di inediti, scritti da loro e commissionati per la MMW, al fine di dimostrare che la musica è in continuo divenire e che è davvero possibile scrivere una buona canzone dall’oggi al domani. 

IMG_1515PS l’iniziativa “Ascoltiamo un disco” non si esaurisce qui: per i prossimi tre mesi ci saranno altri appuntamenti che vi consigliamo di non perdere in cui verranno ascoltati, purtroppo senza il commento dell’autore, Imagine di John Lennon (1971) il 18 dicembreNews Of The World dei Queen (1977) il 14 gennaio e Lucio Dalla di Lucio Dalla (1979) il 18 febbraio. 

Recensione: Alessia Marini 

Foto: Gaia Schiavon 

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