Grande show dei Sud Sound System sabato sera all’Alcatraz di Milano. La band salentina emoziona tutti e risveglia il pubblico con una sorprendente iniezione di puro reggae nostrano.

Se i quasi trent’anni di carriera non fossero già di per sé un notevole biglietto da visita, il successo riscosso dal loro decimo album è la conferma di un fenomeno che non si placherà con facilità. I Sud Sound System con Eternal Vibes tornano a urlare il loro impegno sociale a favore delle fasce deboli, schiacciate da affaristi e politici che pensano solamente al proprio stato, con il megafono che solo un ritmo in levare come quello del reggae e delle sonorità dancehall fanno esplodere un sabato sera qualsiasi in una città che ancora si ostina a non voler far iniziare l’autunno.

L’Alcatraz di Milano sembra pronto per una serata colorata di Red, Gold and Green al grido di Fuecu!: il locale cult della movida metropolitana si riempie con costanza e quasi non ci si accorge di essere circondati da qualche centinaia di persone.  A scaldare l’atmosfera ci pensano i Mama’s Anthem, band con già due anni di esperienza su palchi di ogni genere, che ha regalato un live pieno di vibrazioni con il loro marchio di fabbrica: una mescolanza di generi che non ha paura di spaziare da sonorità roots, al funk, all’hip hop e al soul.

Il tempo di rinfrescarsi con una birra e le luci si abbassano, si comincia a percepire un’elettricità che solo quel trio di salentini puro sangue sa creare. E si parte con il live dei Sud Sound System che subito ci lanciano nel loro decimo lavoro discografico: le “Eternal Vibes” del titolo cominciano ad irradiarsi dal palco (quello piccolo, anche se forse sarebbe stato meglio lo stage più grande) con Mystical Sound, brano di apertura dell’album, accendendo immediatamente l’atmosfera.

Vengono da subito trattati tutti i temi cari ai SSS come l’amore per la loro terra, il Salento, la Giamaica d’Italia, una terra che ogni anno ospita genti di tutto il mondo e che rimane nel cuore di ognuno come il Mare te lu Salentu sa fare. L’inno alla terra continua con le grandi canzoni storiche come Casa Mia, Filu te ientu e l’immancabile Le radici ca tieni, vero e proprio cavallo di battaglia della band, cantata a squarciagola da tutto l’Alcatraz. Le nuove tracce non mancano e il gruppo propone al pubblico alcuni dei brani dell’ultimo album incisi in collaborazione con altri artisti, tra i quali Anthony B e Freddy Mc Gregor; a sorpresa poi sale sul palco Ruben, che insieme ai Sud Sound System interpreta Mai come ora. 

Tra le tante collaborazioni presenti in Eternal Vibes spiccano anche quelle con talenti come U-ROY, Wild Life ed Enzo Avitabile che danno un tocco internazionale al loro lavoro, consacrandoli come una tra le band più importanti nel panorama reggae italiano.

Il sempiterno impegno sociale della band risuona chiaramente in molti dei testi interpretati, come in A nume de diu, pezzo che va contro il potere della finanza e delle banche, contro ogni forma di violenza, contro l’ipocrisia della chiesa e delle religioni istituzionalizzate. Tutti temi che fanno venire voglia di cantare la libertà e Come un gabbiano ci fa provare sulla pelle il desiderio di spiegare le proprie ali e volare via lontano. La storica “questione meridionale” prende corpo in Brigante, raccontando le promesse infrante e le illusioni che il Sud ha dovuto subire spingendo migliaia di persone nei secoli a lasciare la terra d’origine in cerca di fortuna per realizzare i propri sogni.

Il momentum della band continua quando c’è da aprire il proprio cuore all’amore: i tre ragazzi terribili si fanno dolci con il roots reggae che accompagna le parole di Ciao amore, Beddha carusa e Bisogno d’amore. In questi casi non c’è molto da fare: se si è accompagnati, si deve stringere la propria lady o il proprio boy e lasciarsi andare in balli afrodisiaci; in alternativa bisogna alzare lo sguardo, cercare nella massa che si muove in modo uniforme e cercare, parola di Nando Popu, la propria vagnona o il proprio masculo.

La piena partecipazione del pubblico al concerto dimostra quanto la band riesca a farsi amare dai propri fan, disposti persino a lasciare il proprio smartphone in mano agli artisti pur di strappare loro un selfie; i Sud Sound System poi non si fanno pregare e dopo essersi filmati con una GoPro spinta sul palco da uno spettatore, ricevono anche il disegno di un bambino, che con semplicità raffigura le terribili conseguenze dell’inquinamento causato dall’Ilva di Taranto.

La dancehall si infiamma quando Don Rico aziona la mitragliatrice caricata a raggamuffin e spara sulla folla la velocissima Ene cussì, tutti saltano e ballano al ritmo frenetico dei SSS. Terron Fabio urla di nuovo il disprezzo per “il mondo di mezzo”, quello dove politici e mafiosi sono confusi e non hanno differenze nette in Man in pasta. Le voci dei tre si fondono insieme per Erba libera, classico dei SSS, manifesto di un antiproibizionismo ormai senza senso ed anacronistico, mentre la massa dell’Alcatraz rimbalza a ritmo di musica sulle note de Le radici ca tieni.

Il live si conclude con Sciamu a ballare, pezzo che ha rappresentato un’altra epoca per i SSS, quegli anni 2000 che hanno cambiato il loro volto ma non la sostanza di un gruppo che ormai è una pietra miliare della scena reggae italiana ed internazionale.

Non c’è che dire: se dal 1989 i Sud Sound System sono presenti, il decimo disco Eternal vibes è la conferma che si può tenere fede alla propria essenza ed evolversi senza snaturarsi minimamente. Perdersi una serata in loro compagnia è caldamente sconsigliato; si viene catapultati immediatamente sulle spiagge del Salento, il basso comincia a pompare il levare, il suono ti entra dentro e sale nelle gambe, entra nella pancia, arriva al cuore e lo scalda come solo il reggae può fare.

Nota di colore: domina il Red, Gold and Green. Qualche anno fa era molto più facile reperire della musica reggae da consumare a Milano, poi alla fine dello scorso decennio, qualcosa è cambiato: meno serate, meno locali, meno artisti a passare da queste zone. Oggi però Milano ha ancora una volta dimostrato di esserci: vuole ancora ritmo in levare, vuole ancora colorarsi di Red, Gold and Green.

Non facciamo cadere questa richiesta nel vuoto.

One love.

Foto: Gaia Schiavon

Reportage: Giovanni MASTA Mastrocinque

 

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