“Radio Popolare intende operare in controtendenza: privilegiando la lettura critica della realtà, senza emettere sentenze pregiudiziali ma con l’intento di scoprire, verificare, sollecitare, evidenziando ciò che non appare, rifuggendo da mode e conformismi, considerando le contraddizioni come elemento fecondo da conoscere e non esorcizzare, eleggendo come valore ogni spunto di trasformazione che si ispiri ai criteri dei diritti personali e collettivi, valorizzando la creatività inespressa.”

(dalla Dichiarazione d’intenti, maggio 1980)

 

Sono passati più di quarant’anni dalla fondazione di Radio Popolare, avvenuta la vigilia di natale del 1975, eppure il tempo non ha scalfito gli obiettivi prefissi dai primi soci che intendevano dare vita ad un’emittente indipendente libera dalle costrizioni del conformismo, alla ricerca di un’informazione emancipata e di una cultura alla portata di tutti. Progetto non privo di difficoltà e ostacoli, ma tutt’oggi Radio Popolare è un esempio di pluralità, competente verifica di fatti e fonti e partecipazione attiva del pubblico.

 

Ed è proprio il desiderio di dar voce alla realtà contemporanea, fatta di relazioni interculturali e nuovi influssi sociali, che anima la Festa di Radio Popolare, tenutasi venerdì 8 settembre nella perfetta cornice postindustriale del Carroponte. Il titolo dell’evento, “All you need is live”, rispecchia a pieno la serata: quattro concerti che hanno visto esibirsi sul palco Tommy Kuti, Antonio Diodato, Bombino e Le Luci della Centrale Elettrica; un non-stop di musica ed emozione durato quasi quattro ore.

 

Il primo artista ad esibirsi è il rapper afroitaliano Tommy Kuti, un mix di simpatia ed energia travolgente, che accoglie il pubblico del Carroponte, ancora poco numeroso, con i suoi testi dal significato profondo e il suo ritmo coinvolgente. Il cantante, che si è fatto conoscere grazie al concerto “Senza Muri” organizzato sempre da Radio Popolare a maggio, intrattiene i fan facendoci cantare e ballare e invitando anche sul palco le vincitrici del contest di ballo da lui indetto su Youtube.

Il giovane, con occhiali da sole tondi, jeans e maglietta in stile africano, non ci vuole solamente far divertire, ma al contrario sollecita tutti alla riflessione sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione, filo conduttore dell’intera serata; alcuni dei suoi testi affrontano in modo schietto e senza finzione lo stato d’animo di chi, come Tommy, fa parte di due culture differenti e delle difficoltà del rapporto con la gente. Particolarmente emozionante l’interpretazione di “Come son finito qua”, storia di un migrante che si allontana dalla sua amata Africa alla ricerca di una vita migliore e del suo arrivo in una città fatta di persone che “non han tempo per parlar”.

 

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Dopo un velocissimo cambio di strumentazione a salire sul palco è Antonio Diodato, giovane cantautore pugliese, che sembra uscire da un’altra epoca con il suo modo pacato di far musica e la sua voce chiara e potente. Le canzoni, a tratti un po’ nostalgiche nei testi, sorprendono per il ritmo insospettabilmente coinvolgente grazie al quale il pubblico riesce, con un perfetto battito di mani, a tenere il tempo divertendosi. Il cantante regala ai fan, sempre più numerosi, una personale interpretazione di “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio De André seguita poi dal singolo che lo ha reso famoso al Festival di Sanremo nel 2014, “Babilonia”.

 

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Al termine della performance di Diodato il presentatore della serata annuncia al pubblico due iniziative messe in campo col sostegno di Radio Popolare: la raccolta firme “Ero straniero” a favore di un disegno di legge che superi la Bossi-Fini e l’apertura di “Casa Emergency”, la nuova sede milanese dell’associazione che verrà inaugurata con una serie di eventi in programma da venerdì 15 settembre.

 

Intorno alle 21 arriva il momento del terzo artista della serata, il chitarrista Bombino. Originario del Niger, riunisce in sé modernità e tradizione, operando una commistione fra rock americano e sonorità arabeggianti ereditate dall’etnia tuareg; a farsi strada sul palco del Carroponte sono quindi suoni nuovi, interessanti e avvolgenti, i quali ammaliano gli spettatori che non possono fare a meno di ondeggiare a ritmo di musica.

 

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Giusto il tempo per Tommy Kuti di tornare sul palco per proporre al pubblico qualche altra canzone e lo spazio antistante il palco diventa gremito di fan in attesa de Le Luci della Centrale Elettrica.

Vasco Brondi, voce e chitarra di questo gruppo nato sotto forma di progetto creativo proprio per volere del cantautore ferrarese, entra in scena accolto da applausi e grida di benvenuto ed è subito chiaro che molti degli spettatori aspettavano con trepidazione questo momento. Brondi, sostenuto da una band di quattro elementi, tiene il palco da vera star e trasmette grande energia; i temi trattati sono di attualità, ma i testi risultano a volte piuttosto confusi e difficili da decifrare per chi non ne conosce le parole. Per festeggiare la chiusura del tour estivo, il cantautore eccezionalmente suona il pianoforte accompagnato dal violoncello, per poi avvicinarsi alla conclusione della serata con la famosa e apprezzatissima “Waltz degli scafisti”, melodica canzone a tema immigrazione.

Le sonorità idie e l’impegno profuso nei testi ci fanno apprezzare l’esibizione, che tuttavia resta leggermente carente in merito all’espressione vocale.

 

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La festa di Radio Popolare si conclude quindi intorno alla mezzanotte, quando una leggera pioggia comincia a inumidire gli spettatori, che soddisfatti e appagati dalla serata cominciano ad abbandonare il Carroponte. Gli organizzatori si possono ritenere fortunati data l’alta affluenza di pubblico, attirato dall’offerta variegata e alternativa degli artisti proposti, oltre che dalla garanzia di qualità sempre offerta dall’emittente indipendente.

 

Foto: Gaia Schiavon

Reportage: Beatrice Mosca

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