“Siamo fatti come le nuvole che nel cielo si confondono/ pronti a scatenare un fulmine/ ma ci divide il passaggio di un aereo”. Eccoli i fan di Samuele Bersani: pronti a scatenarsi davanti al palco, a dividerli dal loro beniamino solamente le transenne del backstage. Il concerto è in programma per le 22.00 ma il prato è già pieno da tempo quando il cielo imbrunisce, le stelle si accendono sulla neoclassica Villa Tittoni, che fa da sfondo alla serata, e il pubblico chiama a gran voce il proprio “Lele”.

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L’artista sale sul palco alle 21.54 avvolto da un fumo azzurro e sostenuto dalla sua band: sulla scena una pletora di strumenti (presenti all’appello fiati, tastiere, batteria e percussioni di vario tipo, chitarre e basso), sottopalco una decina di fotografi e nel parterre una folla esultante. In un’atmosfera suggestiva, sottolineata dalle immagini oniriche proiettate sullo sfondo, si comincia con il primo brano, Il mostro, seguito poi dai migliori successi della carriera, senza badare troppo alla promozione dell’ultimo album, uscito nel 2016.

Tutte le canzoni vengono eseguite con enorme professionalità, cura e tecnica, da quelle più ironiche come Lo scrutatore non votante e Psyco (definita “una canzoncina strampalata”) a quelle nelle quali il pathos di alza e il pubblico si abbraccia, Spaccacuore e Le mie parole in primis.

I musicisti che accompagnano la voce limpida e diretta del cantante dimostrano ottime capacità musicali e grande versatilità, riarrangiamenti dai toni rock vengono sapientemente alternati ai ritmi melodici delle ballate; la scaletta è stata di certo costruita con acume, nulla è lasciato al caso e non c’è modo di annoiarsi.

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Bersani si esibisce con esperienza sul palco, caratteristiche peculiari sono il leggio sottomano e la leggera staticità di movimento che tuttavia contribuiscono a conferire alla serata un tono intimo e cantautorale, avvalorato dalle brevi interruzioni durante le quali il cantante si racconta. Aneddoti divertenti e confessioni personali suscitano risate e applausi da parte del pubblico in ascolto: con il suo accento romagnolo (è originario di Rimini e si sente!) scherza coi “poveri fotografi” i quali, dice, non riescono mai a coglierlo con gli occhi aperti. A metà concerto una nuova pausa legata a piccoli problemi tecnici con un pc dà modo a Bersani di mostrarsi per quello che è: un personaggio semplice, alla mano, umile e anche un po’ ansioso; nei suoi testi spesso traspare questo suo essere un uomo come molti, con paure da affrontare e spettri da sconfiggere, ma che nonostante tutto continua a lottare per rischiarare la sua vita con un po’ di semplice felicità.

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Come ritrovare questa gioia semplice? La risposta sta nella cosiddetta “teoria dello specchio”: i musicisti si sentono appagati quando vedono che il pubblico si diverte e apprezza il loro lavoro e lo stesso vale per gli spettatori, soddisfatti quando anche gli artisti si divertono. A volte non è importante se di fronte al palco ci sono mille persone oppure una sola, l’importante è il traporto con il quale la performance viene fatta e recepita. Questa energia positiva e comunanza emotiva Bersani ricorda di averla provata come spettatore al concerto del collega Niccolò Fabi, tenutosi proprio in Villa Tittoni l’anno scorso (leggete il nostro articolo su Fabi cliccando qui).

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La serata continua a ritmo di musica con Il pescatore di asterischi, En e Xanax e La fortuna che abbiamo, intervallate solamente da brevi sussurri tra i musicisti e ringraziamenti gentili al pubblico che non si stanca mai di sostenere l’artista, il quale racconta di una coppia di fan che hanno viaggiato per 800 chilometri pur di sentirlo: “Matti sono? 800 km per venire ad un mio concerto?” si chiede sbalordito. Il pubblico non riesce a stare fermo: tutti quanti si lasciano trasportare, ondeggiando ritmicamente, qualcuno azzarda addirittura un ballo improvvisato a metà fra salsa e rock’n’roll, mentre altri si limitano a dondolarsi accanto alla loro dolce metà.

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Sulle note di Replay Samuele resta solo sul palco con il tastierista dando una svolta più intimista al concerto, che prosegue al rientro della band con una apprezzatissima cover di Canzone di Lucio Dalla, con il pubblico che canta in coro; subito dopo è il momento dei cellulari accesi come accendini ad accompagnare l’esecuzione di uno dei più famosi successi del cantautore, l’intensa Giudizi universali.

L’atmosfera torna ad essere leggera con Freak e Coccodrilli: musica cadenzata, immagini proiettate di elefanti e camioncini Volkswagen, gente rilassata e arietta frizzante contribuiscono a ricreare un perfetto clima hippie anni Settanta, all’insegna del “Peace&Love” generale.

La poetica di Samuele Bersani è caratterizzata da testi metaforici e in qualche modo cerebrali, l’ascolto della sua musica deve essere attivo e riflessivo, ma il processo di decodifica del significato viene agevolato e reso assolutamente piacevole grazie alla sonorità orecchiabile che caratterizza le canzoni. Bersani non è quindi un cantante semplice se lo si vuole apprezzare in tutte le sue sfaccettature, non bisogna fermarsi ad un ascolto banale e superficiale, ma d’altronde il suo pubblico non si lascia scoraggiare e lo appoggia con grande trasporto. A documentare la sua unicità contribuisce persino un giovane pittore che, con tanto di tavolino e pennelli, dipinge varie scene del concerto, creando caricature dei musicisti sul palco e proponendo un’alternativa decisamente originale al reportage fotografico canonico.

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A chiudere la serata “Chicco e Spillo” interpretata con grande intensità e carisma, nonostante l’ora tarda e il numero di canzoni proposte consistente; il brano finale “Cosa vuoi da me” riserva ancora un’ultima sorpresa con la sua travolgente impronta rock accompagnata dalle luci psichedeliche.

 

Il concerto si conclude con un coro di fan appassionati che chiedono a gran voce il ritorno sul palco di un Samuele Bersani in ottima forma; l’evento si è rivelato un vero trionfo e mentre ci allontaniamo attraversando il cortile d’ingresso della monumentale Villa Tittoni non possiamo fare a meno di apprezzare il talento e l’umiltà di questo autore italiano, che nonostante il successo resta un ragazzo semplice col sogno di “esportare la piadina romagnola”.

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Reportage: Beatrice Mosca

Foto: Gaia Schiavon

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