Prima di arrivare all’isola del Castello di Legnano, non sapevamo bene cosa aspettarci. Certo il Rugby Sound è arrivato con successo alla sua diciottesima edizione (e diciamolo per un festival sportivo di provincia la maggiore età è davvero un bel traguardo), ma quando si mettono insieme rugbisti e birra l’epilogo, si sa, può essere solo uno! Invece i giovani e gli organizzatori ci hanno notevolmente stupito: dalla location allo street food, dall’enorme palco all’organizzazione in generale, nulla, e ripeto NULLA, è stato trascurato e, di certo, noi di COLMO non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di immergerci in questa allettante atmosfera.

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Arriviamo di buon’ora, un po’ per ritirare i pass, un po’ perché ci piaceva l’idea di goderci il posto senza la calca dell’ora X. Entriamo senza troppi problemi e subito ci troviamo davanti la splendida vista del castello, adornato da bandiere colorate, immerso nel verde e circondato da un “fossato” (non sono certa lo fosse, ma mi piace pensare di si). Il primo impatto è quello che si avrebbe ad una festa a tema medievale, ma ci basta fare qualche passo in più per renderci conto che, a conti fatti, non avevamo ancora capito nulla.

Dietro il castello, infatti, si apre un enorme spiazzo in cui sono state sistemate, sul perimetro, i principali punti di interesse: il palco sulla destra, panche e tavolini sulla sinistra e, di fronte alla via d’ingresso, tutti gli stand per cibo e bevande. Ad attirare subito la nostra attenzione è il bar per i cocktail adornato da un filo sul quale sono stati appesi reggiseni di ogni taglia (solo dopo abbiamo capito lo scopo della loro presenza: se volevi bere gratis dovevi sfilarti il reggiseno e consegnarlo ai baristi. Che simpatica goliardata!). Alle sue spalle si erige un imponente tendone da circo che, in qualche modo, richiama all’atmosfera folle che si respira durante la serata.

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L’area è disseminata di persone di ogni età: piano piano cominciano ad arrivare i primi fan del gruppo, famiglie con bambini (vi assicuro che una delle parti migliori della serata è stata osservare i teneri papà ballare con i bambini protetti da coloratissime cuffie antirumore!) e coppie più anziane. La parola d’ordine è stata indubbiamente l’eterogeneità!

Poco alla volta esploriamo la zona, mangiamo, beviamo, chiacchieriamo mentre il primo gruppo sale sul palco. Sono Lo Straniero una band di ragazzi giovani che conquistano la scena con completi neri e un sound interessante in cui risuona (almeno alle mie orecchie) l’influenza massiccia di Verdena e Joy Division, il tutto condito da una manciata di suoni da sintetizzatore che, si sa, fanno riempimento. Esauriscono la loro esibizione e subito è il turno del secondo gruppo: gli Old Fulmine. Sono quattro omoni sulla quarantina che dominano il palco e fanno sentire forte e chiara la loro identità. Molto gradevoli, con sonorità sporche che contrastano con la voce pulita del cantante (a tratti mi ricordano i Marta sui Tubi), riscaldano per bene il pubblico.

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Alla fine, verso le 22:30, i Tre Allegri Ragazzi Morti conquistano il palco, con il viso coperto dalla loro immancabile maschera. La platea è gremita e tutti pendono dalle labbra del cantante mentre presenta, con una varietà di vocine ed accenti, lo spettacolo. “Venghino signori, venghino! Lo spettacolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti sta per iniziare!” urla come un perfetto banditore del circo. La band inizia miscelando nella scaletta vecchi successi (come La faccia della Luna) ai nuovi bravi tratti dall’ultimo album, mentre i tecnici delle luci si sbizzarriscono con fari dai toni freddi, e luci bianche che riverberano su una palla strobo posta in mezzo al palco. L’atmosfera che si crea è coinvolgente e stupefacente. Non posso mentire dicendo che i TARM sono degli animali da palco, ma compensano questa mancanza con un ottimo impatto sonoro e la presenza scenica del cantante che si dimostra un vero leader; riesce ad essere spiritoso e coinvolgente senza mai esagerare e, con i suoi intermezzi, conduce la folla urlante verso la fine del concerto e poi il bis. L’ultima canzone è, ovviamente, Il mondo prima che tutti cantato ad alta voce.

IMG_2249In sintesi lo spettacolo è stato fantastico, l’organizzazione impeccabile, l’atmosfera magica e la location stupenda. Unica pecca le zanzare che ci hanno letteralmente mangiate vive! Un ringraziamento speciale va ad AUTAN, uno degli sponsor del festival, che ha cercato di farci scudo dall’attacco dei parassiti: 100 punti per il coraggio, ma gli insetti hanno comunque avuto la meglio.

Mi raccomando, se siete in zona, non perdetevi le altre date del Rugby Sound. Per maggiori informazioni a riguardo consultate il nostro recente articolo qui.

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Reportage: Alessia Marini
Foto: Gaia Schiavon

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