Questa nuova e particolare attività culturale nasce dalla passione del suo fondatore, Antonio Castiglioni, per la Pop e la Street art. Da qui viene l’idea di creare una connessione tra Miami, una delle sedi di grande attività della Street art americana, e Milano, dove è stato inaugurato il progetto di residenza artistica. Antonio Castiglioni sceglie personalmente gli artisti da invitare, con un’attenzione particolare per la scena statunitense e sudamericana, parallelamente ad artisti locali, per dar vita a un circolo virtuoso di interscambio artistico e culturale. I tre artisti stranieri che partecipano a questo secondo gruppo sono particolarmente attivi nel quartiere di Wynwood, a Miami, uno dei templi dell’arte murale a livello mondiale.

Il riferimento ad Andy Warhol, volenti o nolenti, è obbligatorio quando si parla di Pop art. In questo caso il collegamento è dovuto all’analogia suggerita al fondatore di Espinasse 31 tra il suo progetto e The Factory, lo studio di Warhol dove si ritrovavano a convivere, discutere e produrre opere d’arte un gran numero di artisti. Un secondo collegamento con il celebre artista americano è dovuto alla tecnica che è stata protagonista di questo evento: la serigrafia (silk-screen printing). Rolando Adrian Avila e Claudia La Bianca hanno supportato l’artista italiano Daniel Antonio Tummolillo, docente di Stampa Serigrafica all’Accademia di Brera di Milano, nella performance che ha animato la serata, durante la quale sono state prodotte diverse interessanti opere serigrafiche.

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La maggior parte delle opere esposte sono state realizzate durante la permanenza nei locali di Espinasse 31 dai quattro artisti presentati: il cubano-americano Rolando Adrian Avila; l’italiana Claudia La Bianca, residente a Miami da ormai vent’anni; l’italiano Daniel Antonio Tummolillo alla sua prima esposizione artistica; e il brasiliano Jotape, il primo di questo gruppo ad aver partecipato al progetto della residenza e l’unico che non abbiamo avuto il piacere di incontrare e intervistare perché non era presente alla serata.

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Il primo che abbiamo incontrato è stato Daniel Antonio Tummolillo, artista di lunga esperienza ma al suo esordio davanti al grande pubblico. Tummolillo si avvicina alla serigrafia durante gli anni di studio all’Accademia di Brera, dove si laurea con una tesi sulla serigrafia e la stampa d’arte. In seguito si diploma come tecnico serigrafico in stampe d’arte alla scuola professionale Fondazione Cova dove poi comincia la sua carriera di insegnante, per poi passare di nuovo a Brera, questa volta come docente. Parallelamente inizia a collaborare come tecnico scenografo con diverse compagnie e studia al Piccolo Teatro di Milano, dove più tardi sarà chiamato a lavorare. La vita di Tummolillo si alterna tra insegnamento, scenografia e attività artistica, ma la più grande passione rimane la stampa serigrafica.

Il colore è il protagonista dei suoi lavori, la sua prima ispirazione. La scelta dei colori è basata sulle sensazioni e sulle emozioni rievocate dall’immagine rappresentata. Questa tecnica gli permette di astrarre, liberandosi dal realismo, ma allo stesso tempo di mantenere un’altissima qualità di toni e colori. La brillantezza dei colori, oltre alla tecnica serigrafica, è il primo elemento che lo lega alla Pop art: Tummolillo è cresciuto prendendo spunto dai lavori di Andy Warhol, studiandone la tecnica e analizzando l’utilizzo della sovrapposizione dei livelli. Tale procedimento crea un evidente raccordo tra il suo lavoro artistico e la sovrapposizione di quinte e scenografia a teatro. Daniel considera queste due attività come parallele e indipendenti e si ritiene molto fortunato per la possibilità di partecipare a due “magie” differenti: l’arte e il teatro.

La sua produzione artistica, pur allontanandosi dal realismo grazie all’utilizzo dei colori, rimane fondamentalmente figurativa: i soggetti da lui rappresentati sono per lo più legati alla città e all’ambiente urbano. Un filone molto interessante è quello delle rappresentazioni tratte dalle fotografie dei suoi viaggi. Daniel, infatti, è anche un viaggiatore, un esploratore di città e un fotografo. Riscoprendo, tempo dopo, le immagini e i luoghi immortalati durante i suoi viaggi, si lascia guidare dal ricordo delle sensazioni per creare accostamenti di colori che rievochino le situazioni e le esperienze vissute. Una continua riscoperta quindi di spazi cittadini, strutture urbane ed emozioni. Il suo lavoro parte da un punto di vista molto personale, ma attraverso il continuo confronto, che ricerca anche con i suoi studenti, può diventare parte di un ricordo comune, un’esperienza che ogni cittadino-viaggiatore ha sperimentato. Ora Tummolillo ha in progetto di partecipare, tramite Espinasse 31, a una residenza d’artista a Miami; non vede l’ora di poter viaggiare nuovamente, perdersi in una nuova città, con una cultura diversa, nuove persone e nuove sensazioni da immortalare in nuove stampe alla ricerca del giusto colore per ricordare le prossime esperienze.

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Chi invece ha già sperimentato l’esperienza della residenza, giunta al suo termine proprio in questi giorni, è l’artista americano di origine cubana Rolando Adrian Avila. Molti dei lavori esposti sono sue opere prodotte durante il soggiorno milanese. Avila ha studiato arte in California, ma la svolta nella sua vita avviene circa tre anni fa quando scopre la scena artistica di Wynwood, Miami. In Florida Adrian comincia la sua produzione di murales, ciò che lo attrae dell’arte murale è l’impatto dato dalla grandezza delle opere, ma soprattutto dalla possibilità di creare un’arte per tutti. La soddisfazione è l’emozione data dalle reazioni immediate dei passanti, fruitori di tutti i tipi, dal senzatetto al businessman, che si fermano ad ammirare le opere durante la creazione e alla loro conclusione. Questo concetto di arte “pubblica” entra però in contrasto con il fatto che i muri sui quali lavora e le opere realizzate siano in realtà privati, inducendo un dissidio interiore nell’artista che desidera arrivare a tutti con la sua arte e il suo messaggio, ma d’altra parte deve poter guadagnare per vivere. Dello stesso tenore è il problema della “gentrification” che ha reso Wynwood, come altri quartieri in giro per il mondo, un luogo economicamente inaccessibile per gli artisti.

Durante la residenza in Espinasse 31, Adrian si è concentrato sulla produzione di oli su tela con la serie “La Donna Metafisica”: protagonisti dei suoi lavori sono le donne e l’acqua. La sua riflessione parte dalla mitologia e dalla storia antica, concentrandosi anche sulla società matriarcale e sulla figura femminile. La sua è arte figurativa, realistica, ma inserita in un contesto simbolista e metafisico. Le protagoniste dei suoi quadri sono rappresentate nude, ma trascendono la sensualità: il corpo femminile è trattato con rispetto e le donne diventano figure potenti e di potere, senza però perdere la propria bellezza e amorevolezza. La donna è anche madre, intesa in particolare come madre natura. Proprio il rapporto con la natura è quello che l’uomo ha perso al giorno d’oggi e l’acqua, simbolo della vita, diventa l’emblema della tragedia che si sta per consumare, nonostante gli inascoltati appelli del pianeta e della scienza, novelle Cassandre condannate da Apollo. Gli Stati Uniti e il governo di Miami infatti negano l’evidenza del surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello dei mari che, tra l’altro, incide direttamente proprio sulla penisola della Florida.

Lo stile figurativo che contraddistingue Avila ricorda i quadri di Klimt e Mucha per l’utilizzo dei colori, il simbolismo metafisico e i tratti dei visi femminili. L’esperienza italiana per lui è stata importantissima grazie all’incontro con una nuova cultura e ai continui stimoli offerti dalla città di Milano: dalle chiese antiche alle architetture tipiche milanesi, fino alle mostre d’arte di livello internazionale che la città ha il merito di ospitare. L’influenza si esplicita in particolare in quello che forse è il dipinto più rappresentativo presentato da Adrian, “Cassandra, L’oracolo”. In questo dipinto è rappresentata un’odierna Cassandra che, condannata a rimanere inascoltata nonostante la sua capacità di prevedere il futuro, rimane impotente di fronte all’inesorabile innalzamento delle acque dovute al riscaldamento globale. La donna tocca con la mano un’anemone, fiore che rappresenta la speranza che lentamente svanisce. In lontananza si può vedere una chiesa, il duomo di Milano, ormai circondata dalle acque, uno dei rari artifici umani presenti nelle opere dell’artista.

Questo è il centro del messaggio che Avila vuole veicolare. L’artista si concentra sulla consapevolezza e sulla comunicazione di un messaggio perché, nato come Street Artist e studioso della tecnica, ora si dedica principalmente all’importanza del messaggio e alla presa di coscienza dei problemi di questa società.

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Ultima, ma solo in ordine di tempo, colei che non vede l’ora di iniziare proprio da questa settimana la sua partecipazione al progetto: Claudia La Bianca. Nata in un piccolo paese della Sicilia, ma da vent’anni residente negli Stati Uniti, l’artista è una dei pionieri dell’arte murale a Wynwood, avendo cominciato a dipingere nel quartiere di Miami già dal 2002. Da sempre artista di strada, per un periodo si è concentrata sulla sua attività di filmmaker, per poi tornare a dedicarsi all’arte murale tre anni fa. La sua passione nasce quasi per scherzo quando accettò di realizzare un murale su richiesta di un amico e da allora, dopo aver ricevuto un gran numero di risposte positive alla sua opera, non si è più fermata. Ha continuato a “seminare” opere d’arte per il quartiere americano e oggi può dire di avere una sua vera e propria “foresta” di murales in uno dei templi della Street art mondiale.

Claudia possiede una personalità esplosiva e l’arte murale si addice appieno alla sua focosità. Il fatto di poter lavorare da sola, a differenza di quel che accade nell’ambito cinematografico, e coprire in breve tempo dei supporti murari di grandi dimensioni soddisfa la sua necessità di rappresentazione e di espressione.

L’artista comincia a disegnare da piccola quando, presa in giro da compagni di scuola perché leggermente sovrappeso, si rintanava in casa a disegnare le sue super-donne, le sue supereroine. Donne provocanti e menefreghiste che si ribellano ai canoni di bellezza e alle regole imposte da una società chiusa, retrograda e bigotta, che esprimono liberamente la propria sensualità e sessualità. Claudia ha cominciato a disegnare per esprimere ciò che aveva dentro e che non riusciva a comunicare e a far sbocciare, per uscire dalle recinzioni e dalla chiusura di un tipico paesino della periferia italiana. La ribellione al pudore dominante e al tabù della sessualità si traduce in immagini che vogliono scioccare lo spettatore e provocare una reazione forte, come il messaggio che trasmettono. Le donne dipinte dall’artista sono bellissime, formose e molto dettagliate, seppur il tratto risulta molto fumettistico.

La profonda conoscenza del corpo femminile deriva dal fatto di essere cresciuta insieme a due sorelle, una stilista e l’altra modella, e di aver vissuto in prima persona i dietro le quinte delle sfilate di moda, durante le quali si è confrontata con moltissime modelle e con i loro corpi. Dal punto di vista tecnico aveva cominciato a realizzare murales con la pittura a muro, ma il passaggio alla pittura spray ha rivoluzionato la sua produzione. La velocità e il minor tempo necessario per la preparazione e la gestione degli strumenti di lavoro, le hanno permesso di potersi esprimere più velocemente e più facilmente, assecondando l’esplosione di figure e di colori. Le sue ispirazioni sono i fumetti di “Valentina” disegnati da Guido Crepax, fondamentali per la sua crescita e ribellione alla chiusura della società, e le opere del conterraneo Renato Guttuso, alle quali è stata introdotta fin da piccola. La sensualità delle donne ritratte dal pittore siciliano e, in particolare, l’utilizzo di colori accesi hanno influito molto sulla sua produzione. Tuttavia, come dice Claudia, anche se l’arte tende molto a ripetersi, lei, concentrata nello sforzo di esprimere ciò che ha dentro di sé, cerca di portare qualcosa di nuovo e originale senza prendere troppi spunti e senza riproporre idee già abusate.

L’interessantissima presentazione di questa nuova attività, promossa direttamente e unicamente da un privato, è particolare per la volontà di rilanciare l’interesse sull’arte e investire nella cultura, cercando di portare novità dall’estero e valorizzare gli artisti italiani. La scelta di un locale in un’area periferica lontana dai classici quartieri artistici cittadini rappresenta un sostegno fondamentale per la valorizzazione e la rinascita della zona; infatti il progetto della residenza Espinasse 31 si pone come obiettivo quello di sostenere un rinnovamento del quartiere e promuovere l’idea e la pratica di un’arte veramente per tutti.

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Reportage: Vittorio Fiori
Foto: Gaia Schiavon

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