Migranti bloccati alla frontiera tra Italia e Francia a Ventimiglia

In questo mese, in Italia si è iniziato ad applicare il decreto Minniti-Orlando (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 20 febbraio, approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati il 12 Aprile) che, oltre a nuove disposizioni in materia di immigrazione, ribadisce ed amplia i poteri dei sindaci in merito all’emanazione di ordinanze e sicurezza pubblica. Quanto è effettivamente pericoloso questo aumento di poteri? Osserviamo nel dettaglio il caso di un’ordinanza utilizzata per regolare il transito dei migranti diretti in Francia dal confine italiano.

Tre cittadini francesi, il 20 marzo, hanno ricevuto a Ventimiglia l’avviso che sarebbero stati segnalati in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria in quanto indagati per: ˂˂aver somministrato senza autorizzazione cibo ai migranti; art. 650 c.p. contravvenendo a ad un’ordinanza del sindaco di Ventimiglia˃˃.

˂˂Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro˃˃

L’ordinanza in questione vietava di distribuire cibo o acqua in città se non si era accreditati a tale scopo presso la prefettura. Emanata nell’estate 2015, fu sospesa durante l’inverno e poi attivata nuovamente l’8 agosto 2016. In realtà, era stata applicata anche nel periodo di sospensione, in quanto intorno al 20 luglio 2016 la polizia aveva sequestrato un forno a gas, delle pentole e del cibo che dei solidali avevano messo a disposizione di un gruppo di migranti che rifiutavano di accedere al campo della croce rossa per pernottare, e risiedevano in un contiguo scalo ferroviario inutilizzato. Il 27 aprile 2017, il consiglio comunale ha “preso atto” della sua revoca da parte del sindaco stesso. Revoca, forse, dovuta anche alle polemiche seguite alle denunce. In ogni caso, con l’estate, il flusso di migranti tornerà ad aumentare e l’accoglienza istituzionale a trovarsi in una situazione sensibile: in un simile scenario, l’ordinanza sarà molto probabilmente rinnovata.

La notte tra il 4 e il 5 di agosto 2016, prima della riattivazione dell’ordinanza, circa 300 sudanesi decisero di marciare verso la frontiera e di passare la notte davanti ad essa, presso la località dei Balzi Rossi. La polizia formò un cordone chiudendo all’interno di un parcheggio antistante i migranti e i solidali sopraggiunti per portare coperte, maglioni e cibo per la colazione. Alla mattina non fu possibile distribuire la colazione. In quella calda giornata, intorno alle tre del pomeriggio, un ragazzo diabetico ebbe una crisi ipoglicemica e un medico gli diede una scatoletta di tonno e dei cracker. Il medico fu circondata dai carabinieri presenti e minacciata di denuncia in quanto, distribuendo cibo ai migranti, contravveniva a una circolare interna della prefettura (pertanto segreta: l’ordinanza doveva ancora essere resa pubblica). Alle cinque, il parcheggio fu sgomberato con violente cariche, causate -e qui è il punto- dall’accusa che in un sacchetto di vestiti che i solidali spostavano fosse contenuto del cibo. Quei solidali furono denunciati per resistenza e violenza a p.u., manifestazione non autorizzata e invasione di suolo pubblico: solo uno dei tantissimi episodi di repressione e criminalizzazione della solidarietà.

A marzo, le denunce. I tre francesi non erano coinvolti in alcun tipo di rivendicazione da parte dei migranti, distribuivano dei panini e del tè. Non c’era nessuna scusa di ordine per così dire politico per giustificare queste denunce. Esse sono la pura applicazione dell’ordinanza, della legge, voluta dall’autorità democraticamente eletta.

A sorpresa, Repubblica riportò che il SIAP, sindacato italiano appartenenti polizia, si era unito al coro di voci (Caritas- pure accreditata presso la prefettura-, Amnesty International, personalità come Roberto Saviano… etc.) che chiedevano di rimuovere l’ordinanza. “Neanche allo zoo” (sottinteso: si vieta di nutrire gli animali), dicevano. I loro colleghi dovettero denunciare i solidali, perché si limitavano strettamente a far rispettare il decreto, non potevano fare altrimenti, pur se essi riconoscevano l’ingiustizia della legge! Queste situazioni, secondo il SIAP, li espongono a delegittimazione pubblica e li distolgono da altri compiti più importanti. In ultima analisi, il sindacato si limitava a chiedere che la legge si adeguasse alla delicata questione migratoria nel momento del terrorismo internazionale, rafforzando peraltro il pregiudizio che immigrazione e terrorismo siano fenomeni direttamente, anche se non strettamente, correlati.

Insomma, si limitano al semplice esercizio delle proprie funzioni ordinarie e dimostrano che, per la democrazia, la cieca obbedienza agli ordini è sempre un potenziale pericolo.

Il sindaco, da parte sua, ospite della trasmissione di Rai 2 Nemo , si descrisse come l’uomo eletto insieme a una squadra che, dopo aver vinto la sfida elettorale di sottrarre Ventimiglia al centrodestra, ha dovuto fronteggiare la sfida epocale dell’immigrazione, insistendo continuamente sul proprio ruolo eroico e sulla duplice natura di Ventimiglia: da un lato città turistica e commerciale, dall’altro città su quella delicata realtà che è il confine. Le due si escludono a vicenda, perché bisogna mantenere equilibrio tra le giuste esigenze di commercianti e turisti e dall’altro lato “le necessità di chi scappa da una guerra, di chi scappa dalla fame e a cui devi dare accoglienza e una prima assistenza”. Qui è chiaro che il sindaco vuole sottolineare come i ventimigliesi, continuamente richiamati con spirito quasi nazionalista, se solo Ventimiglia fosse una nazione, siano persone benestanti dedite al commercio e al turismo, che a maggior ragione hanno esigenze molto diverse da chi in patria ha guerra e fame e perciò sono particolarmente meritevoli nell’accogliere chi ha estremi bisogni. Quello che non sembra chiaro è questo: egli sta affermando il contrario del principio per cui chi ha di più deve dare di più. Egli sta dicendo: più hai, meno sei tenuto a dare, ma in una forma più sofisticata: più hai, meno è comprensibile che tu dia. Peraltro, tutti questi discorsi che rafforzano l’immaginario di un mondo diviso a metà tra ricchi e poveri ma non lo mettono in discussione, lo dànno per naturale e pertanto sorvolano sul sanare questa frattura: dovere intrinseco dei primi, non frutto di buon cuore.

Ciò fortunatamente non implica che gli abitanti di Ventimiglia siano come li descrive il sindaco. Eppure, il suo invito finale alle nuove generazioni è quello di abbattere il confine dell’indifferenza (!). In seguito alla risonanza mediatica delle denunce, invita chi lo biasima a recarsi a Ventimiglia e a constatare personalmente la situazione.

A difesa del sindaco bisogna dire che, in effetti, la sua ordinanza poteva non avere intenti malvagi. Si tratta di difendere da un punto di vista igienico e sanitario sia i migranti sia i ventimigliesi, date le alte temperature estive e pertanto la facile deperibilità dei cibi (motivo per cui, secondo gli avvocati, nelle altre stagioni l’ordinanza non è applicabile). Tuttavia, non possiamo dimenticare che ogni azione va contestualizzata, e il contesto di Ventimiglia è un contesto di grave mancanza da parte della solidarietà istituzionale: fino a luglio del 2016 l’unica ospitalità era offerta dalla parrocchia delle Gianchette, che apriva le porte solo alle famiglie, alle poche donne coi bambini, e le altre centinaia di persone presenti dovevano pernottare sotto il cavalcavia antistante. Da metà luglio si poteva accedere al campo della croce rossa solo previa identificazione, cosa che, per il regolamento europeo di Dublino, impedisce di chiedere asilo in un paese diverso dall’Italia. Dobbiamo capire che ciò ostacola nel loro intento tutte le persone giunte a Ventimiglia. Il campo era predisposto per un numero di persone compreso tra 180 e 360, in un momento in cui in città ne erano presenti tra le cinque e le ottocento. La prefettura non concedeva accreditamento ai solidali indipendenti, anzi la prassi era ed è tutt’ora quella delle denunce o del foglio di via, provvedimento nato in epoca fascista e mai espunto dall’ordinamento italiano perché pensato su misura per allontanare da un territorio le persone scomode.

Dunque, vietare la distribuzione di cibo ai non accreditati significa in effetti una netta violazione dell’articolo 2 della Costituzione italiana quanto al ˂˂dovere di solidarietà politica, economica e sociale˃˃, e soprattutto di quella politica, che la carta enuncia per prima.

La denuncia dei tre francesi ha sancito una nuova realtà in Italia: una realtà in cui la solidarietà ai bisognosi è un crimine e l’omissione di soccorso è legge. Questo è un esempio di come la parte più˂ minacciata e inapplicata della costituzione italiana non sia quella sui rapporti politici o la forma istituzionale, ma la prima, quella dei principi fondamentali.

La situazione è molto aggravata dal fatto che, sull’ultima revoca dell’ordinanza, si legga: ˂˂considerato infatti che ad oggi il “Campo Roja” gestito dalla Croce Rossa Italiana non è in grado di offrire i pasti a quanti non sono già ospitati dalla struttura medesima, […] rilevato che sul territorio risultano presenti persone prive di tutela e di sostegno alimentare […], appare doveroso rimuovere i divieti che impediscono la somministrazione volontaria da parte di singoli o associazioni operanti sul territorio˃˃. Come se, nei periodi in cui l’ordinanza era in vigore, i canali istituzionali fossero in grado di coprire la richiesta di cibo anche di chi non risiede al campo autorizzato! Ciò implicherebbe una distribuzione dei pasti lungo tutti gli accampamenti informali difficilmente accessibili lungo le sponde del fiume: ciò non si è mai verificato. Più realisticamente, se l’intenzione fosse davvero quella di assicurare il cibo a tutti, si ricorrerebbe, come si è ricorso ad esempio lo scorso agosto, a rastrellamenti seguiti dal trasferimento coatto di tutti i migranti nel centro della croce rossa. Dunque, emerge che ogni motivazione addotta a giustificare l’ordinanza è una scusa circostanziale puramente arbitraria, non verificabile nello svolgersi degli eventi. Dunque, la legge trae esclusiva legittimazione dall’autorità del sindaco, svincolata da fattori esterni alle sue decisioni.

In Italia è in atto la costruzione di un autoritarismo gravissimo che non passa tramite la figura di un duce, ma paradossalmente attraverso quella di un sindaco di una città di confine, eletto democraticamente, attraverso quelle di agenti di polizia preposti a preservare l’igiene pubblica, attraverso la figura di un preside-manager, attraverso quella di tante persone, più o meno in alto nella gerarchia dei poteri, coinvolte nella burocrazia dello stato o no, che si limitano a eseguire il proprio dovere nel nome dell’ordine, della crescita, dell’efficienza. Persone che scrivono i propri discorsi interamente sulla retorica del vincere sfide insieme, e che, se proprio prendono l’iniziativa, lo fanno per aumentare la sicurezza dei cittadini. In questa Italia, l’articolo 2 della Costituzione repubblicana è reato a mesi alterni ma, se tre persone sono denunciate per aver distribuito cibo a chi aveva fame, è evidente che ci troviamo in una fase delicata.

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