Riflessione pubblicata sulla versione on-line del giornale siriano al-Nour (La luce) riguardo alle prospettive di ricostruzione di un’identità e di uno stato nazionale siriano, nel pieno della guerra che sta distruggendo una delle regioni che più ha dato alla storia e alla cultura dell’umanità.

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Nei circoli culturali e politici si parla della futura identità culturale del nostro paese, la Siria, alcuni credono che parlare di questo argomento sia prematuro, date le circostanze di guerra violenta che imperversano nella nostra amata madrepatria, a causa dell’interruzione in essa della catena dello sviluppo e della distruzione di ciò che essa aveva ottenuto sulla strada per la costruzione di uno stato nazionale.

Altri invece ritengono che guardare al futuro significhi andare oltre la situazione attuale, e che sia un dovere degli uomini di cultura, degli intellettuali e dei politici adoperarsi per formare un’immagine del futuro del loro paese superando gli ostacoli del presente e le vestigia del passato, che ancora governa e domina la mentalità e i pensieri di molti. I sognatori di oggi sono i realisti del domani, come è possibile che da tutto ciò si origini un futuro in Siria? E quali sono i limiti dei loro sogni?

Ci sono varie opinioni in merito alla questione dell’identità. C’è chi vede l’identità nel glorioso passato, dimenticando che è impossibile restaurarne le glorie, a causa di tutte le relative controversie e disaccordi, il tempo non può tornare indietro, e che l’ispirarsi allo spirito del passato non è più compatibile con le esigenze attuali e le rivendicazioni future.

Ma dove comincia il passato? E dove finisce? La storia della Siria si snoda nel passato per oltre settemila anni, la sua terra conobbe molteplici civiltà e su di essa transitarono numerosi popoli: alcuni di questi si insediarono e altri se ne andarono, alcuni vennero aggredendo e devastando, altri lasciarono tracce indelebili nelle pagine della sua storia.

Quale passato recuperare? E perché non andare oltre il passato, senza rompere con esso, e guardare al futuro con tutti i suoi orizzonti possibili?

Alcuni tra loro parlano di cultura siriana (siro-aramaica), fenicio-cananea, mentre altri parlano di cultura greco-romana, altri ancora parlano di cultura arabo-islamica, ci sono anche coloro che parlano di culture occidentali… Ma nell’interazione e reciproca influenza tra culture, è davvero possibile suddividere e separare tra di loro le culture in base al loro ordine cronologico? O non è forse possibile che una cultura possa oltrepassare i propri limiti cronologici, come è successo con la cultura greca, i cui effetti sono ancora evidenti in tutte le culture del mondo poiché esprime un autentico momento di risveglio dell’umanità?

Perciò, la separazione fra le culture – e il rinnovamento dell’identità culturale non si può limitare a una di esse – è contraria alla natura della cultura e alla sua capacità di influenzare e di essere influenzata. Diventa qui necessario parlare di una identità culturale composita, che sulle basi dell’interazione riassetti gli aspetti di tutte le culture che il territorio ha conosciuto. Astrarre una fase storica dal suo contesto e generalizzarla procedendo a tappe, è un doppio errore metodologico, sia per l’astrazione sia per la generalizzazione.

L’identità culturale della Siria, come vogliamo che essa sia, è un’identità nazionale e umana, che si basa su pluralismo e diversità, che non si cancella e non si rimuove, che mantiene le proprie caratteristiche e alla quale è concessa la libertà di formarsi, nel quadro dell’unità comprensiva di tutti gli abitanti della regione e dei suoi popoli. Tutto ciò senza trascurare o prevaricare alcuna fase storica, poiché le fasi storiche sono momenti nel muoversi del tempo che delineano la volontà e la coscienza dei popoli, immagine del loro divenire e del loro formarsi.

Non esiste un’identità pura e non esiste una cultura incontaminata, esistono un’interazione tra elementi che si è sviluppata attraverso il cammino della storia e la convivenza tra popoli, malgrado le differenti appartenenze etniche e religiose che determinano la loro visione e concezione del mondo.

Perciò contribuiamo tutti, ognuno dalla sua posizione e in base alle proprie possibilità, a delineare un avvenire e a far nascere un’identità collettiva universale che rappresenti tutti i figli del territorio, riflettendo le loro culture, unificando il loro destino nel far fronte alle sfide del presente e delineando le ampie prospettive future.

Dott. Atef al-Butrus

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