Nell’epoca dell’informazione “totale” siamo sommersi da un numero infinito di notizie e di opinioni, tanto che i giornali, non sapendo più cosa propinare ai propri sempre più distratti lettori, si affidano a sedicenti giornalisti e rinomatissimi blogger per riempire il vuoto delle nostre giornate. Accade così che la versione online de Il fatto quotidiano diventi poco più di un rotocalco e conceda spazio a blog personali di personaggi non sempre di spessore o che non si limitano al loro ambito di esperienza.

Non mi capita spesso di soffermarmi su questo tipo di letture e non mi sorprendo più di tanto se la maggior parte degli articoli pubblicati siano sostanzialmente un titolo ad effetto seguito da un testo senza alcun contenuto, e che magari trattino di costume e sesso. Qualcuno ha per caso detto click bait? Ad ogni modo, le poche volte che si parla di cultura, e di storia in particolare, è facile che mi interessi al contenuto per provare a vedere se effettivamente si può trovare ancora qualcosa di interessante nel mare delle informazioni di cui a nessuno frega niente.

Il 1° dicembre 2016 mi ritrovai sotto il naso un articolo dal titolo “Palermo, la farsa del percorso Unesco delle chiese arabe in Sicilia”. Da bravo storico (aspirante quantomeno) interessato al medioevo e alla storia dei saraceni italiani, non ci pensai due volte: cliccai sul link, senza neanche rendermi conto della palese incoerenza e insensatezza del titolo. Forse speravo in un solito titolone ad effetto che però, almeno per una volta, introducesse un articolo di un certo interesse.

Piccola citazione necessaria per chi non fosse a conoscenza della notizia di cui si tratta nell’articolo preso in esame: <<Il 3 luglio 2015, il World Heritage Committee, nel corso della 39a riunione annuale tenutasi a Bonn, in Germania, ha deciso di iscrivere nella World Heritage List il sito seriale “Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”, che è diventato il cinquantunesimo sito UNESCO italiano e ha confermato il primato dell’Italia quale nazione con il maggior numero di siti patrimonio mondiale dell’umanità e, tra le regioni italiane, il primato della Sicilia.>> (Estratto dalla Nomina Unesco del sito).

Una volta aperto il link, subito dopo la bellissima immagine delle decorazioni della navata della Cappella Palatina, notai che l’articolo metteva immediatamente le mani avanti: l’autore si scusava per la mancanza di competenze nell’analizzare l’argomento in questione. Incuriosito da questo incipit non proprio promettente (che belli gli eufemismi), girai lo sguardo verso la spalla dell’articolo per constatare che chi scrive è un sorridente “Imprenditore 2.0” la cui unica credenziale per scrivere questo articolo è il fatto di essere nato in Sicilia.

Il nostro non si poteva capacitare del silenzio colpevole degli esperti in materia e non poteva esimersi dal << […] denunciare la mistificazione storica del sito Unesco “Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale” che contribuisce, nell’immaginario collettivo di cittadini, guide e turisti, a consolidare il mito di una Palermo araba cui si vorrebbe attribuire di tutto: dai monumenti del percorso alla ricetta originaria della cassata o della granita siciliana.>> Da bravo crociato (in senso ideologico, non religioso) il novello Carlo Martello si scagliava poi contro l’Unesco che, a colpi di provvedimenti e risoluzioni, pensava bene di <<manipolare la storia>> sacrificando in nome di <<ragioni “politiche”>> la <<verità storica>>.

Così il blogger 2.0, che di sicuro non ha mai letto nulla di scientifico sulla questione, cominciava a sciorinarci una serie di imprecisioni e inesattezze madornali, citando letteralmente pagine di Wikipedia, sul fatto che nulla di ciò che c’è in Sicilia è di origine araba e sul fatto che gli arabi non avessero alcuna tradizione architettonica in quanto popolo nomade e nessuna affinità con la scienza in quanto condizionati dalla necessaria totale aderenza al dettato del Corano e del costante richiamo alla guerra santa. Tutto ciò senza farsi mancare la teoria complottista secondo cui il presunto “filo-arabismo dominante” italiano è dovuto ai rapporti con i paesi del Nord Africa produttori di petrolio e, perché no, alla solita “retorica ideologica” anti-sionista e anti-americanista, nonché anti-cristiana e anti-occidentale, che notoriamente porta ad innamorarsi dell’Islam. (Giuro che questa roba mi fece quasi rimpiangere l’articolo contro la potente “lobby delle rotonde”)

Il Don Chisciotte della Trinacria, informandosi solo su Wikipedia, inveiva poi contro i musulmani ignoranti, violenti e barbari che vengono qui a rubarci i nostri meriti storico-artistici. Egli non è minimamente a conoscenza della storia della sua regione d’origine e non può apprezzare le infinite influenze che i popoli nordafricani hanno portato in Sicilia e che hanno fortemente determinato la cultura, la scienza e anche l’architettura non solo normanno-siciliana, ma di tutta la penisola. La “banale manodopera”, unico merito da lui attribuito ai musulmani siciliani, fu ovviamente molto di più: stili decorativi, tecniche costruttive, conoscenze tecnico-scientifiche, modi di vivere…in una parola, cultura.

Men che meno il nostro paladino è a conoscenza delle differenze che passano tra tutti i popoli musulmani che passarono sul suolo siciliano, e italiano, dall’VIII fino al XIX secolo e considerava nel suo delizioso scritto “gli Arabi” come un unicum indistinto di musulmani. Manco ai tempi delle crociate. “Gli Arabi” che arrivarono in Italia, in particolare tra il IX e l’XI secolo periodo della dominazione dell’isola, non erano certo i beduini nomadi che facevano la spola tra La Mecca e Medina (che tra l’altro erano due città già ben prima della nascita di Maometto). In Italia arrivarono spedizioni provenienti da tutto il Nord Africa: da emirati sunniti, dai popoli berberi, dall’Egitto fatimide e perfino dalla Spagna. Inoltre tra “gli Arabi” di Sicilia vi era un importante numero di ebrei provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo (a dimostrazione della “solita intolleranza degli islamici”). Mi sembra superfluo specificare di quante culture diverse erano portatori i paesi da cui provenivano questi popoli.

A prescindere da tutto ciò, in ogni caso, sarebbe bastato leggere la dichiarazione di nomina dell’Unesco per comprendere che nulla di tutto ciò che fa parte del sito è attribuito agli arabi, né la dichiarazione è pervasa da un qualsiasi tono “filo-arabo”. I criteri di selezione del sito sono incentrati sulla molteplicità di influenze culturali che andarono a contribuire alla creazione di quella particolare cultura siciliana che fu di grande importanza per la storia di tutto il Mediterraneo. L’attributo di “arabo-normanna” è indicativo della prevalenza di queste due culture nel novero delle influenze presenti nella Sicilia medievale fino al XIII secolo e deriva dal fatto che furono i due popoli che la dominarono per tutti i cinque secoli del periodo in questione.

Di certo non pretendo che tutti possano aver letto Gli Arabi in Italia di Francesco Gabrieli e Umberto Scerrato, e men che meno l’ottocentesca Storia dei musulmani di Sicilia di Michele Amari. Mi accontenterei che a trattare certi argomenti fossero delle persone che possano approcciarli con cognizione di causa.

Ma nel mondo dell’informazione 2.0 dei giornali 2.0 in cui imprenditori 2.0 scrivono di storia medievale, storia dell’arte e storia delle relazioni tra cristiani e musulmani accade anche questo. Forse sarebbe meglio che gli argomenti non-2.0 fossero lasciati a quei “vecchi professoroni idealisti e novecenteschi” che con un po’ più di calma cercano di analizzare il mondo partendo dalle domande invece che dalle risposte.

Un pensiero riguardo “In “difesa” della Palermo arabo-normanna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...