18-21 febbraio 2017. HONG KONG.

Hong Kong, città. Unica.
Abbandonata Canton senza rimorsi, affrontiamo uno degli spostamenti più faticosi per tempo impiegato ed energia consumata nei cambi treno.
L’intero pomeriggio passato su treni ad alta velocità e vagoni della metro. Arriviamo a Shenzen – la città dove vengono prodotti ed esportati quasi tutti gli oggetti cinesi che avete in casa – e qui ci apprestiamo ad uscire dalla Cina tramite il check-point Futon per entrare nella regione speciale di Hong Kong (parte integrante della Cina solo dal ’97). Controlli e check-in come in aeroporto. In pratica è come se avessimo attraversato un confine di stato in metropolitana.
L’alloggio, una topaia. A essere gentili. Nono piano di un grattacielo, interni da film dell’orrore, e tradizionale foschia (fa caldo ma tira comunque vento): dall’alto riusciamo a goderci la città-stato.
Grattacieli mai visti, alti all’inverosimile, costruiti come alveari e torri di Babele. Ai loro piedi brulica una città sempre viva: stradine e viottoli, luci al neon ogni dove, sporcizia. Localini e bar. Ristoranti. Molti turisti occidentali, vedo alcune coppie di anziani inglesi. Su alcune strade postazioni fisse di manifestanti.


Passeggiamo per il Central, la zona principale dell’isola e della città – immaginiamo New York- e saliamo sul Victoria Peak, la collina panoramica della città, accessibile salendo su un tram a fune costruito sul finire dell’800 e che si inerpica su una pendenza che in alcuni punti raggiunge i 45°.

FOTO25 Hong Kong, la funicolare di Victoria Peak.jpgFOTO26 Hong Kong, panorama nella nebbia.jpg

Restiamo ammaliati dallo skyline serale della città, le sue luci, i riflessi sul fiume, la vivacità.
Visitiamo il museo marittimo (il porto è tra i più grandi al mondo) e il quartiere Tsim Sha Tsui, al di là del fiume, a nord, uno dei quartieri caratteristici.
Di fatto ci siamo rituffati nel mondo occidentale. Ma con qualcosa d’altro, inspiegabilmente diverso, nell’aria.

FOTO28 Hong Kong, dettaglio dell'incenso di un tempio.jpg

20-21 febbraio 2017. MACAO e ISOLA DI LANTAU.

La permanenza a Hong Kong è stata spezzata da una giornata di visita a Macao.
Raggiungiamo l’ex colonia portoghese in traghetto, costeggiando litorali verdeggianti e rocciosi. Quelle rocce arrotondate che somigliano tanto ai brulli paesaggi sardi. Chissà, d’estate, il mare.

Passata la dogana (come per HK non serve il visto), ci tuffiamo nell’umidità tropicale a cui non riusciamo ad abituarci.
Sembra di tornare in Europa, con la toponomastica in portoghese, le maioliche ovunque, piazze lastricate e colonnati. L’elemento asiatico è dato dai grattacieli: imponenti e pacchiani.

FOTO30 Macao, centro città.jpg

Siamo circondati da Casino e gioiellerie, negozi di souvenir e cibo di strada, case su case, appartamenti alveare, saliscendi tra colline.
Il centro – patrimonio UNESCO – è costituito da un fortino costruito dai gesuiti e dalle rovine della Cattedrale di San Paolo.

FOTO29 Macao, monaci in visita.jpg

Dopo Macao, il viaggio volge al termine.
Salutiamo il tugurio che è stato il nostro letto per giorni e andiamo all’aeroporto internazionale, situato sull’isola di Lantau.
Paghiamo il deposito bagagli e decidiamo di visitare l’isola (l’aereo per Londra sarebbe partito in tarda serata).
Isola meravigliosa, immersa nel verde della vegetazione tropicale.

FOTO31 Lantau, panorama sull'isola.jpgFOTO33 Lantau, abitanti.jpg

Obiettivo della visita: il monastero col Buddha gigante di Ngong Ping. Viaggiamo in pullman in un continuo saliscendi tra villaggi bianchi di collina e spiagge sabbiose. L’area del monastero, col villaggio ricostruito annesso, è spazzata da un vento feroce che però lascia spazio a qualche raggio di sole. Saliamo di corsa i 300 gradini che portano alla statua gigante. Panorama approvato.

FOTO32 Lantau, il Buddha gigante.jpg

Visitiamo il tempio – passando tra placide mucche al pascolo e monaci in abiti grigi – e facciamo due passi lungo il Wisdom Path, il sentiero dei saggi dove steli enormi ricavate da tronchi segnano il passo. Su di essi, sono incise poesie.

FOTO34 Lantau, sentiero dei saggi.jpg

Torniamo di corsa in aeroporto, il viaggio sta per concludersi.
Desiderio di casa. Grosso. Ma con un’immensa nostalgia.

IL RITORNO.

Come per ogni viaggio, si conosce già il finale: il ritorno a casa.
Dal bellissimo aeroporto internazionale di Hong Kong ci accomodiamo sui sedili della British Airways e facciamo partire un paio di film per sopportare le 13 ore di volo. Ovviamente un bimbo cinese di un anno seduto davanti a noi piange e urla tutto il viaggio.
Tanti ricordi, tante emozioni, tanti oggetti, gusti, sapori, odori. Tanti chilometri e tanta strada percorsa. Tanta stanchezza. Stanca nostalgia.
Porto con me qualcosa che mi possa ricordare alcuni momenti e luoghi: qualche ricevuta, le bacchette comprate a Guilin, il libretto rosso pescato a Yangzhou, una stampa acquistata al Fake Market di Shanghai, cartoline dalle grandi città e volantini evocativi. Una foglia di tè e una di bambù. Una cartolina artistica da Nanchino. Una tazza per Lei, delle banconote. Le mappe e le cartine, le brochure dei musei.
E un diario di viaggio.

FOTO35 I ricordi.jpg

Ho scoperto la bellezza del viaggio scrivendone i dettagli, ho scoperto quanto è appagante raccontare a sé stessi il proprio vissuto. “Happiness only real when shared”, la voglia di raccontare e incuriosire.
Alcuni ricordi balenano in testa in momenti inattesi: odori pungenti di cibi sconosciuti, le unghie lunghe e curate dei giovani cinesi, il lavaggio dei piatti in strada, i temerari del posto che tentano di mangiare con coltello e forchetta (fallendo…), il tè caldo servito a tavola.
Cina – in cinese – vuol dire “paese di mezzo fiorito”. Un luogo al centro del mondo, ricoperto di fiori.
Idea non priva di fondamento: un paese che ha superato le aspettative di mezzo mondo, raggiungendo livelli sconfinati di scienza e tecnologia. Eppure che convive con una cultura e una tradizione ancestrale e millenaria, il vero patrimonio storico e umanitario dell’immenso paese.
Terra di contrasti ma anche di spiriti accoglienti.
Quanto ancora cambierà il paese? Ci sarà spazio per questi miei ricordi?
Una cosa è certa: non basta un solo itinerario per scoprire la Repubblica Popolare Cinese.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...