Vasilij V. Kandinskij nasce a Mosca nel 1866, dove studia legge e suona pianoforte e violoncello. Negli ultimi anni del XIX secolo si trasferisce a Monaco di Baviera: qui comincia a dedicarsi a tempo pieno alla pittura. Sarà l’ideatore e l’inventore di un nuovo stile artistico che cambierà la storia dell’arte: l’astrattismo. La grande passione e la grande importanza attribuita alla musica e alla poesia influenzeranno profondamente la sua produzione, determinando la sua idea di rapporto tra linea e colore. Infatti, molte delle sue opere prendono il titolo da brani musicali, poiché l’artista cerca di riprodurre l’armonia dell’arte musicale nelle sue Improvvisazioni e Composizioni, utilizzando gli accordi di colori e forme come strumenti, per infondere nell’animo dello spettatore la stessa armonia dei suoni.

La prima produzione del pittore moscovita, influenzata dai suoi interessi per l’etnografia e da un importante viaggio nella Russia rurale, è incentrata sulla rappresentazione della madrepatria come un mondo fiabesco medievale, i cui protagonisti sono i cavalieri, i loro destrieri e le dame, immersi in un paesaggio fantastico. Da subito s’impone alla vista l’accostamento di colori vivaci, che risaltano a tal punto da far diventare il colore stesso il soggetto protagonista dei lavori, a discapito dei personaggi rappresentati. Kandinskij infatti rinuncia alla definizione delle figure tramite le linee di contorno, mettendo al centro dell’attenzione la pennellata di colore.

Durante il soggiorno bavarese, l’artista approfondisce la sua ricerca sul colore e affina la sua tecnica di rappresentazione, sintetizzando sempre più le figure e i soggetti dei suoi quadri. Influenzato dagli impressionisti, dal cubismo e dall’utilizzo del colore nella corrente dei Fauves, avvia un processo di semplificazione dei suoi lavori concentrandosi sull’eliminazione del “superfluo” e sull’occupazione dello spazio tramite la linea e il colore. L’autonomia sempre maggiore delle macchie di colore rispetto alle forme apre la strada a una concezione di arte non-figurativa che, nel corso degli anni ’10, lo porterà alla formulazione del suo concetto di arte astratta.

Lo spirituale nell’arte (1910) è il libro in cui il pittore moscovita esprime per la prima volta la sua idea di astrattismo. L’obbiettivo di Kandinskij non è ancora l’arte non-figurativa, ma l’idea di isolare il colore dalla realtà. Il risultato di questo lungo processo sarà il superamento della rappresentazione di oggetti e figure nelle opere d’arte per risvegliare, tramite l’utilizzo di linee e soprattutto colori, una spiritualità umana ormai sopita. Dopo la pausa forzata causata dalla prima guerra mondiale, nel 1921, Kandinskij viene chiamato a insegnare nella scuola tedesca del Bauhaus. In questo periodo si concentra sull’analisi degli elementi fondamentali della composizione: punto, linea e superficie, considerati come suggetti autonomi e non più come mezzi pittorici per rappresentare delle figure.

Kandinskij elabora un vero e proprio vocabolario di forme e un codice simbolico che, tramite una grammatica e una sintassi visiva, compongono un nuovo linguaggio. La progressiva definizione e geometrizzazione delle forme, inoltre, punterà a stupire ancor di più lo spettatore. Isolando gli elementi tecnici della pittura dalla rappresentazione naturalista e dal ruolo di semplici mezzi, conferisce loro un valore in sè, partendo dal processo di “astrazione” (e separazione) del colore dalla realtà. I colori sono utilizzati per suscitare emozioni e creano un nuovo linguaggio e una nuova grammatica astratta del colore, che rappresenta un sistema di rapporti e relazioni tra colori fondato su una semiotica basata su opposizioni strutturali (caldo/freddo, chiaro/scuro, bianco/nero, …). Secondo la critica, per Kandinskij <<i colori sono astratti quando creano nelle opere un gioco puro di relazioni interne tra le tinte, e non sono più particolari perché hanno un significato universale>>.

Fondamentale è stato il ruolo della ricerca linguistica come modello da riportare in campo artistico. La figura rappresenta secondo Kandinskij il significato e i significanti per mezzo del quale viene rappresentata sono la tecnica pittorica, il colore e il segno. Il colore in arte è come la parola in linguistica. Porre l’attenzione sul significante in sè e valorizzarne le sue potenzialità, significa conferirgli una nuova dignità. Lo studio della forma e del colore, non più costretti all’adesione alla realtà, portano il pittore a svelare e poter comunicare quella “emozione interiore” che conferisce alla pittura astratta una spiritualità, uno “spirito astratto”, un significato nuovo, l’importante contenuto del messaggio che l’artista cerca di comunicare.

Per questo l’eliminazione della figura in Kandinskij non corrisponde affatto all’eliminazione del significato, anzi <<nell’arte astratta l’elemento “oggettivo” ridotto al minimo dev’essere riconosciuto come l’elemento reale più efficace>> e <<l’arte astratta è anche la più concreta>>. La linea, il colore e le forme, non avendo più la funzione di mezzi atti a rappresentare l’oggetto, acquisiscono significato in sè, diventano “arte pura”, un’arte cioè che possiede dei significati che non dipendono dall’iconicità delle rappresentazioni. Infatti, essa non è il prodotto di un’astrazione dalla realtà, bensì la costruzione e la proposta di una nuova realtà. I due tipi di effetti provocati dal colore secondo Kandinskij, effetto fisico ed effetto mentale, e il processo di liberazione dall’oggetto, necessario per comprendere il significato del colore, sono necessari per percepire il “suono interiore” dei colori che apre la strada a un messaggio spirituale della pittura.

Bibiografia:

Vassilij V. Kandinskij, Lo spirituale nell’arte, SE, Milano 1989.

Vassilij V. Kandinskij, Punto, linea, superficie, Adelphi, Milano 1968.

Georges Roque, Che cos’è l’arte astratta?, Donzelli Editore, Roma 2004.

Mario De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Universale economica Feltrinelli, Milano 1983.

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