Dal Mediterraneo, 59 lampi sibilanti sono fuoriusciti dalle portaerei americane. Missili Tomahawk. Direzione: Siria.

L’attacco americano, giustificato dal governo a stelle e strisce come risposta all’attacco chimico imputato al governo siriano, surriscalda la plancia di gioco, innervosendo tutti i partner globali, siano essi o meno alleati degli USA.

Il bombardamento è avvenuto bypassando una qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ai cui membri sarebbe attribuita la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale” (art.24 Statuto) e quindi la possibilità di imporre sanzioni e sferrare attacchi militari a stati sovrani.

In sostanza, il Consiglio è l’organo deputato alla risoluzione delle controversie internazionali, al superamento dei localismi e alla promozione dell’integrazione e cooperazione globale.

Nei fatti però, questa visione di un mondo globalizzato e interconnesso non convince tutti gli storici e gli studiosi di settore. E la reazione americana supporta queste perplessità.

I critici della globalizzazione – o scettici della globalizzazione o teorici “realisti” o ancora teorici della “globalla” – sostengono la sopravvalutazione della globalizzazione come descrizione della realtà sociale, come spiegazione del cambiamento sociale e come ideologia di progresso sociale. Nello specifico l’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 ha pesantemente influito sulla chiusura delle relazioni e delle ideologie cosmopolite.

Il mondo viene quindi osservato come un insieme di stati nazionali separati e competitivi.

Sintetizzando le diverse posizioni sul concetto e gli effetti della globalizzazione si può produrre uno schema sulla cui asse verticale viene preso in esame l’analisi del concetto stesso della globalizzazione e sull’asse orizzontale i valori normativi ed etici nei confronti del processo.

Glob

Alcuni scettici – quali P. Hirst e G. Thompson – identificano la globalizzazione come un progetto di espansione americano e il frutto di una propaganda neoliberale.

Per questi studiosi l’idea di integrazione globale è ostacolata da alcuni elementi fondamentali.

In primo luogo dall’elemento culturale. Non esiste un “storia universale” che funga da bacino comune di esperienze da cui tutte le società possano attingere. Anzi, gli enti statali nel corso dei secoli hanno teso al consolidamento dell’idea di nazione e di nazionalità, idee difficili da scardinare, almeno nel breve e medio periodo.

In secondo luogo dall’economia. È riscontrabile una forma di segmentazione economica più che di integrazione: l’andamento delle politiche globali è orientato alla regionalizzazione degli scambi e dei rapporti (e dei conflitti armati) e al limite ad una triadizzazione (i tre grandi partner economici globali: Nord America, Europa, Asia).

Sono in ultima analisi le economie nazionali a vedere rafforzati i propri legami. Le stesse multinazionali sono tuttora ancorate a strutture nazionali.

In terzo luogo, la governance globale ha riportato una serie di eclatanti insuccessi, a partire dalle missioni ONU fallite, per arrivare ai conflitti regionali insoluti, passando dalle disuguaglianze economiche insostenibili. È inoltre evidente l’assenza di arbitri sovranazionali capaci di gestire le complesse reti globali.

Prevale quella che può essere definita una governance internazionale, figlia della concorrenza tra stati sovrani. E dove vi è concorrenza vige la legge dello stato più forte, capace di imporre gli indirizzi dell’ordine mondiale.

L’idea della concorrenza tra stati sul piano del governo mondiale si rafforza se la visione del mondo è sostenuta da analisi di stampo marxista. Forme di capitalismo estremo, come l’imperialismo, presuppongono un sistema concorrenziale tra stati che porta inesorabilmente al fallimento della cooperazione.

E dove fallisce la cooperazione vincono i conflitti.

2 pensieri riguardo “Globalle spaziali

  1. “…gli enti statali nel corso dei secoli hanno teso al consolidamento dell’idea di nazione e di nazionalità, idee difficili da scardinare…”

    E l’ente imperiale, come in ogni epoca storica, ha per l’appunto cercato con ogni mezzo di mescolare e distruggere qualsiasi forma di identità nazionale. I risultati, orridi, sono ormai evidenti a chiunque non viva incollato alla televisione. La buona notizia: l’impero sta finalmente colando a picco. La cattiva notizia: noi italiani ci viviamo dentro.

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