Qualche mese fa, dopo una vita segnata dalla curiosa e disciplinata ricerca di qualsiasi cosa potesse darmi fastidio, mi promisi che avrei iniziato a volermi bene. Il primo passo fu eliminare dalla mia routine la visita a pagine come “La Via Culturale”, il totem del villaggio degli imbecilli, inesauribile fonte di bile. La mia esistenza stava scorrendo piacevolmente, tra un apericena vegano e un flash mob per i diritti dei transgender trobriandesi, quando il trasferimento di Ranocchia all’Hull City – ma soprattutto via da Milano – liberò uno spazio per nuove sorgenti di malessere. Era tempo di tornare sul carro dei fasci secondo cui Marx era un cripto-sovranista omofobo. Stava tornando il tempo di Via.

Per i fortunati che non conoscono quello di cui parlo, “La Via Culturale”, nata come “La Via Culturale al Socialismo”, è una pagina Facebook il cui scopo iniziale era sbeffeggiare certe tendenze francamente discutibili di alcuni settori della sinistra italiana odierna (come questa), ma che rapidamente, passando da una fase intermedia di radicalizzazione, durante la quale chiunque preferisse un messaggio coi gessetti sull’asfalto a un campo di battaglia a 4.000 km veniva bollato come effemminato radical chic, è giunta ad essere una pagina di “approfondimento politico” per conservatori snob, che non vogliono essere accostati a Borghezio ma preferiscono vedersi come gli eredi di Pound e Evola. Una destra aristocratica e posata, orgogliosa del proprio debole per il tradizionalismo parafascista, che guarda con sospetto chiunque utilizzi “cocktail” al posto di “arlecchino” e valorizza la donna come angelo del focolare.

Tra i vari aspetti affascinanti di questa galassia, di cui “La Via Culturale” è solo una parte, c’è il disprezzo per la sinistra contemporanea, rea di aver dimenticato le lezioni dei grandi classici. L’abbandono di Marx, Lenin (e, perché no?, Stalin) è la causa principale del declino delle formazioni socialdemocratiche e comuniste nostrane: la soluzione è quindi una lettura parziale e fortemente tendenziosa delle opere che compongono il canone socialista. Parziale perché vengono evidenziate esclusivamente le parti “utili”, decontestualizzate senza il minimo sforzo di reintegrarle in un sistema completamente alieno, tendenziosa perchè le idiosincrasie personali finiscono per essere considerate l’essenza di un pensiero che ai più disattenti sembrerebbe suggerire altro. Così Marx viene ridotto a maschilista che preconizzava la sostituzione del popolo europeo al fine di abbassare i salari, ed Engels diventa il buon vecchio nonno barbuto che odia i froci perché sotto sotto sono borghesi debosciati. Se ci si fermasse a ridere dell’assurda pantomima che vede i fascisti prendersela con la sinistra perché non è abbastanza fascista, cioè marxista (la coerenza concettuale non è né necessaria né richiesta: stiamo parlando della creatura di uno che si agita contro il Pensiero Unico e tiene un blog per Il Giornale), si perderebbe tuttavia una caratteristica centrale del discorso ViaCulturalista (essendo questi gente dal neologismo facile, l’immedesimazione mi sembra giustificata).

L’urgenza di ricordare alla sinistra l’importanza del marxismo (o almeno, del loro marxismo) e lo scimmiottamento della posa intellettuale, la cui messa in scena prende corpo attraverso intere-frasi-scritte-così, citazioni irrilevanti – Fusaro sto guardando te – o completamente immaginate per via di affinità lessicali non ben chiarite, abuso delle maiuscole per trasmettere pathos (come se gli oggetti del discorso fossero Idee Platoniche, spostando quindi l’onere della definizione sul lettore, che è solitamente ben contento di riempire il significante coi suoi significati pregiudiziali) e altre strategie stilistiche, non sono soltanto l’indice di confusione intellettuale o di un bricolage ideologico alquanto bizzarro, giungono direttamente dall’interiorizzazione del più banale discorso vittimista di questo paese: la cultura italiana è da sempre appannaggio della sinistra, l’uomo di destra è privo di dignità intellettuale e può solo essere un picchiatore fascista o giù di lì. Crudele ironia: ergersi a odierno Don Chisciotte contro il Pensiero Unico per poi cascare come un Gasparri qualunque in una delle idiozie più longeve della sfera pubblica italiana.

Quello messo in atto da “La Via Culturale” e consociati è un vero e proprio processo mimetico, scatenato dalla volontà di rivalsa e di riscatto intellettuale. Nella mimesis non è in atto una sterile imitazione o una parodia, non si tratta nemmeno del tentativo di diventare come l’altro, bensì quello di essere secondo l’altro, entrare nello stesso campo, discorsivo in questo caso, ed essere riconosciuto come una presenza legittima. Facendo propri alcuni elementi del discorso (che credono) egemone, i marxisti-sovranisti-nostalgici cercano di ritagliarsi un posto tra i soloni che tanto disprezzano ma al fianco dei quali vorrebbero disperatamente sedersi. Il tentativo di spiegare il marxismo ai marxisti (anche se il destinatario, tutto retorico, di queste critiche – il radical chic- non si identifica minimamente con questa ideologia) e l’incorporazione dello stile e del lessico sono visti come i necessari strumenti per presentarsi come legittimo cittadino del discorso politico ai suoi livelli superiori. Vittimismo e Mimesis sono i grimaldelli per scassinare la porta dell’ambitissima Torre d’Avorio; peccato che questa si riveli essere solo un altro mulino a vento che i Nostri tentano di conquistare a forza di anatemi contro il relativismo culturale e i suoi seguaci. Chi è fermamente convinto che al giorno d’oggi il pensiero di sinistra sia egemone tra gli intellettuali è uno scarso osservatore o è in palese malafede. O ha una definizione di “intellettuale” abbastanza discutibile.

Qual è il prodotto di tutto ciò, dell’utilizzo indiscriminato di un lessico pseudo-marxista e di una sintassi conservatrice-para-fascista (visto? le so fare anche io le parolone da intellettualone)? Un magnifico pastrocchio, che, se non fosse preso sul serio da molti, sarebbe da apprezzare per la fantasia, e che mette assieme il Pasolini che inconsciamente odia gli omosessuali perché espressione del consumismo capitalista, il Gramsci contro il programma Erasmus perché promuove il cosmopolitismo e rifiuta la questione nazionale, e la critica ai partiti comunisti odierni che si rifiutano di inneggiare alla “virilità dell’operaio all’importante ruolo delle madri e delle figlie”, il tutto condito con il coraggio di chiamare gli avversari “semicolti”. Che spettacolo grottesco.

Forse era meglio Ranocchia.

Un pensiero riguardo “Di mimesi e sovranismo. Fidati che in realtà Trump è marxista

  1. Il problema è che questi mimetizzati riescono a contaminare i pozzi delle poche oasi in cui fino a poco tempo fa non vigeva il pensiero unico fascioleghista:
    http://frontierenews.it/2017/01/di-come-la-sinistra-italiana-ha-abbracciato-rossobruni-e-xenofobi/

    L’articolo è da aggiornare perché Boghetta ha abbandonato il PRC, ma il problema, fuori e dentro Rifondazione, è di proporzioni ben maggiori di quanto l’articolo rilevi.

    Ad esempio, Simone Gimona, segretario della federazione bolognese e membro del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione, fornisce alla pagina terzaposizionista previana post che almeno loro interpretano in chiave xenofoba nonostante egli sembri perfettamente cosciente che si tratta di un gruppo neofascista:
    https://www.facebook.com/frontelpopolo/photos/a.255565634811119.1073741828.255505811483768/391679411199740/?type=3&comment_id=391700004531014&reply_comment_id=391738957860452&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R4%22%7D (alcuni commenti ostili a Fronte del Popolo e alle loro posizioni contro i “migranti economici” sono stati cancellati ).

    Per Alessandro Latella, sempre della segreteria bolognese del PRC, non “distinguere” profughi di guerra e “migranti economici” vittime del solo imperialismo (economico) è roba da “sinistra petalosa” (dopo il “buonismo” e le “anime belle” di cui parla Boghetta mancava questa per completare l’adozione del vocabolario del leghismo):

    Vittorio Toscano, dirigente genovese del PRC, avvalla gli sproloqui di Carlo Scarfò, ex dirigente regionale ligure del partito, a favore delle frontiere che l’Occidente imperialista chiude contro le vittime dell’imperialismo e a favore dell’adozione da parte di Rifondazione del programma dei neonazisti di Alternative für Deutschland:
    https://www.facebook.com/groups/280607759886/permalink/10154100687974887/

    …ed ha idee e lotte in comune con Quelli che tengono a Certosa, un gruppo rondaiolo ( http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/02/20/ASWLmbeB-sicurezza_persone_passeggiata.shtml ):
    https://www.facebook.com/groups/1451262171870500/permalink/1621374541525928/?comment_id=1621377164858999&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R9%22%7D

    …alle cui “passeggiate” questo verbale dice che Toscano ha partecipato:

    Michele De Luisi, del coordinamento nazionale della sezione giovanile del PRC (immaginate a chi cadrà nella mani il partito tra qualche anno), condivide articoli e mette “mi piace” a commenti nello stile della peggiore destra:

    Ed il problema è che questa gente si candida pure, rischiando di essere votata, come questo Leonardo Cribio del PRC presentatosi alle comunali milanesi del 2016 per Milano in Comune che sul proprio diario Facebook ci espone le sue posizioni su:

    – Immigrazione:
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1980839425518902?pnref=story (si noti che Luigi Ciancio lavora per il blog neofascista Oltre la Linea, reincarnazione di Azione Culturale di Alessandro Catto: https://www.facebook.com/luigi.cianciocelex/about?lst=100016515488597%3A100002704609186%3A1495536153 )

    – ONG che salvano vite:


    – Marine Le Pen, di cui condivide questo video in cui l’idolo francese dei “rosso”-bruni esprime le proprie posizioni xenofobe:

    – Etnicizzazione gitanofoba della cronaca dalla TV spazzatura: https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1903885686547610

    – Notizie relative a finti profughi che hanno il palese fine di alimentare odio verso i profughi veri:

    – “Negri”:

    ed infatti a Cribio piacciono post di Ciancio come questo:

    (“finito il video, resta il problema dei morti”, “cari” miei Ciancio e Cribio)

    Si notino i commenti di gente pesantemente razzista che vengono tollerati dal Sig. Cribio sotto i suoi post.
    Ora, Cribio è famoso per quell’uscita sulle foibe che gli costò le dimissioni da consigliere comunale. Tuttavia, se avesse espresso le sue posizioni davanti ad un brigata titina, magari davanti a dei partigiani jugoslavi di origine romaní, ho l’impressione che una visita speleologica in qualche anfratto del Carso se la sarebbe guadagnata.

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