13-15 febbraio 2017. GUILIN, crociera sul fiume Li, YANGZHOU.

Raggiungiamo Guilin in aereo da Shanghai. 3 ore di viaggio seduti a fianco di un’anziana cinese che ci osserva incuriosita. A bordo servono la colazione (mais e riso dolce, verdura sott’olio, yogurt, anguria e panzerotto di carne).
Qui siamo sul Tropico del Cancro e le temperature sono molto alte per la stagione, oltre i 20°, con livelli di umidità incredibili.
Guilin è una città turistica ma non per questo brutta. La periferia non dice nulla, se non lo stupore per il caos cinese. L’ostello (This Old Place) è fortunatamente in centro. Già, lo stupendo centro città: costruito su un isolotto pedonale, circondato dalle acque verdi del fiume e dai giardini curatissimi – con le aiuole galleggianti – e dalle pagode agli angoli. L’incanto di passeggiare per queste strade soleggiate…

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Per le vie del centro si scatena la voglia di stare all’aperto dei cinesi: cibi di strada (non sempre riconoscibili ma dagli odori intensi), negozietti e grande catene, lunghe passeggiate, ristoranti, fioristi e negozi per sposi. Tutto però a misura d’uomo, senza i grattacieli che ci hanno accompagnato in questi giorni.
Scene di vita quotidiana che ti fanno sentire a casa: bambini con le nonne, coppie mano per la mano, anziani che conversano. Unica differenza il loro modo di fare esercizi fisici per strada con la musica. In un negozio di souvenir trovo un pollo vivo in un cartone.
Una giornata a letto con l’influenza…troppi sbalzi termici, dai sotto zero di Shanghai agli oltre 20 di Guilin.
Primo caffè decente.
Dedichiamo una giornata intera alla crociera sul fiume Li. Una carovana di traghetti solca lo splendido fiume su cui si affacciano le montagne a punta arrotondata inconfondibili, maestose, eleganti, stampate sulle banconote da 20 yuan.

FOTO15 Crociera sul fiume Li.jpg

Sbarchiamo a Yangzhou, città sul fiume, molte bancarelle (acquistato un libretto rosso originale. Almeno credo), negozietti e birrerie (le prime che vediamo, bere alcolici è difficile in Cina). Ci stupiamo per la quantità di tedeschi che vendono wurstel. Facciamo due passi, beviamo un succo di mango e ritorniamo in bus. Senza dubbio un errore. Code interminabili per lavori in corso e incidenti. La sicurezza nei cantieri e il codice della strada non fanno parte della cultura cinese.

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16-17 febbraio 2017. GUILIN, terrazze di LONGIJ.

Ultimi giorni nella regione dello Guanxi. Da Guilin decidiamo di prendere degli autobus per passeggiare tra le terrazze di riso di Longij. Giornata nuvolosa, pioggerella fine e molta, molta umidità.
Saliamo sul primo pullman, aiutati da un giovane che sta tornando a casa (penso si chiami Hu-Po-Dan o giù di lì). Le scritte sui bus sono tutte in cinese e c’è parecchio caos. Direzione Longshen, quasi 3 ore in strada. Usciti dalla cintura urbana (periferie strane, quasi rurali, cadenti ma vive. Cemento ovunque) i campi coltivati si aprono davanti a noi, per poi lasciare il passo alle prime catene montuose. A bordo strada, donne vendono mandarini.
Fermata lampo ad Heipin, cambio bus: saliamo su un trabiccolo di fortuna che terrà a malapena 15 persone. Siamo gli unici occidentali. I montanari\contadini del luogo ci osservano incuriositi, senza sospetto; tra di noi parecchi turisti cinesi. Posata al nostro fianco una scatola di cartone, sbucano dai bordi un paio di zampe di gallina, morta.
Il nostro minibus, guidato da capitani coraggiosi e sprezzanti del pericolo, affronta e morde le curve e i sentieri di montagna con indifferenza e quasi divertimento. Noi ci teniamo stretti allo scomodo sedile.

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Paghiamo il biglietto per entrare nel parco delle terrazze e finalmente siamo a destinazione: una piazzola ai piedi del villaggio Dazhu da cui parte una funivia. Compriamo il pranzo (due scatole di biscotti scadute) e saliamo. Bagno di sudore. Raggiungiamo punti panoramici meravigliosi, immersi in un’atmosfera fiabesca, tra le terrazze asciutte che hanno reso prospera la regione. Passeggiamo in alcuni villaggi di montagna, vecchi e marci ma eterei nella nebbiolina del giorno. Lungo la strada del ritorno, sul trabiccolo, un’infinità di cantieri: si costruisce un nuovo enorme polo turistico ad ogni angolo di strada. Così nascono città e villaggi in Cina, nel giro di qualche settimana.

FOTO21 Il villaggio Dazhu.jpg

17-18 febbraio 2017. CANTON (GUANGZHOU).

Ci allontaniamo dalle scene bucoliche di Guilin ad alta velocità (240 km\h sui moderni treni cinesi) per raggiungere Canton, una tappa più di riposo che di visita, prima di tuffarci in Hong Kong.
Il caos e la ressa ti lavorano ai fianchi, il caldo afoso e tropicale dà il colpo di grazia.
La città non è nulla di che. Lo stesso hotel dove alloggiamo (bello, spazioso, sporco e trasandato) non ha a disposizione una cartina turistica della città. Molti giovani in strada, tanti sportivi e pochi turisti. Città commerciale e borghese.
Notiamo le prime grandi chiese cristiane.
Serata sul lungofiume a goderci il gioco di luci serali – pare che i cinesi si divertano un mondo con le luci – e lo spettacolo della Canton Tower, il terzo edificio più alto del mondo.

FOTO22 Canton Tower.jpg

Tutta scena in realtà…è come una grande Torre Eiffel, vuota all’interno, costruita solo come monumento. Solo, molto alta. Cinesemente alta. Sotto i cavalcavia improvvisate balere molto frequentate.
La mattina seguente passeggiamo nell’unica zona realmente piacevole della città: Shamian Island, ex concessione britannica e francese, con molti edifici neoclassici ristrutturati e vialoni alberati e verdi.

FOTO23 Canton, Shiamian Island.jpg

Ceniamo con un misto di pollo che ci viene consigliato dal gestore del ristorante che – ovviamente – non parla inglese. Mangiamo solo pelle e ossa.
Lo zaino inizia a pesare sulle spalle.

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