Brexit, Elezioni americane, Referendum costituzionale: il risultato di questi tre esercizi di democrazia diretta ha fatto sì che l’appena sopportabile brusio elitarista si trasformasse in chiassoso tribunale (molto poco) popolare. Migliaia di brillanti giovani sono corsi a rendere partecipi tutti i fortunati presenti nella loro bolla dell’individuazione della nuova angoscia esistenziale, la scoperta del nemico che con la sua mera esistenza mette a repentaglio il progresso della civiltà occidentale: l’Ignorante.

Britannici che dopo aver votato cercano su Google informazioni circa l’Unione Europea. Analfabeti nostrani che irresponsabilmente votano contro la riforma Renzi-Boschi. Questi sono i responsabili del declino di tutto ciò che è buono nelle nostre democrazie liberali, questi sono i nemici da isolare e contrastare al fine di salvare le nostre libertà. Non ha sortito alcun effetto rimarcare né che dopo il voto siano state effettuate solo un migliaio di ricerche “What is the EU?” nel Regno Unito né che, stando ai dati disponibili, il titolo di studio non sia stato un fattore rilevante per i risultati del referendum costituzionale. L’esasperata contrazione dei tempi della comunicazione e la fretta di individuare il capro espiatorio hanno fatto sì che il nostro Ignorante venisse scelto per diventare l’ennesimo mostro da sbattere in prima pagina. O almeno, sulla propria bacheca di Facebook.

Chi o cosa sia questo Ignorante e a chi si riferiscano le pagine che vorrebbero privare questo folk devil dell’era dell’informazione del diritto di voto e/o di parola (oltre al ruolo dei social media in tutto ciò) sono questioni degne di interesse.

Lo status dell’Ignorante, quando questo termine non è usato per indicare una mancanza contingente ma un’intera persona, è, come tutte le etichette, socialmente costruito. Due sono a mio avviso le componenti generali del concetto di ignoranza: il campo e la norma. Con la prima mi riferisco a cosa è, almeno potenzialmente, conoscibile; con la seconda a cosa è necessariamente da conoscere. Non posso conoscere il futuro, ma devo sapere che la Terra non è piatta.
Ciò che mi interessa è analizzare come alcuni tra i differenti concetti dell’Ignorante vengano utilizzati per costruire e stigmatizzare un Altro. Il plurale è d’obbligo poiché ogni tipo di conoscenza – pratica, esplicita, implicita, incorporata e via discorrendo – è diversamente distribuita all’interno di qualsiasi aggregato umano a seconda delle diverse attività concrete in cui gli individui sono coinvolti nella loro vita quotidiana. Questo vale sia per quel “basso continuo” che costituisce l’ovvio del senso comune, sia per l’insieme di conoscenze più o meno consapevolmente acquisite.

Sui social network, grazie alla loro natura pubblica e alla bassissima compromissione nell’interazione garantita dal semianonimato, creare l’Ignorante è un’operazione relativamente semplice: la prima caratteristica rende più frequente l’esperienza dell’ignoranza per via delle sfasatura tra le diverse definizioni del concetto, la seconda riduce le remore etiche e i “costi” (come la realizzazione di aver inflitto del dolore a un altro o le conseguenze di una reazione spiacevole) della derisione e della violenza verbale.
Una volta stabilità la situazione di “superiorità conoscitiva” di colui o coloro che accusano di ignoranza, questa tende ad essere cristallizzata e considerata come naturale e immutabile, diventa un tratto essenziale della persona che da ciò può essere identificata: l’Ignorante è qualcuno che rientra in quel tipo umano.
Questa tipificazione è fondata su un criterio conoscitivo che però non ne esaurisce i significati: alla sua definizione si aggiungono rapidamente caratteri morali prima e politici poi. L’Ignorante non deve avere i miei diritti, non se li merita, è una minaccia per l’ordine sociale. Il tutto, ovviamente, per il suo bene. Inizia così il grande circo delle proposte dei Veri-Non-Ignoranti per limitare l’invasione delle locuste analfabete: tessera elettorale a punti, voto pesato, forte limitazione nella partecipazione politica, censura preventiva, fino all’eliminazione completa degli istituti di partecipazione democratica. L’inventiva non conosce limiti quando c’è da escludere il nemico. Un giro sulle pagine di Facebook contro il suffragio universale è illuminante (anche se negli ambienti liberali questa è una battaglia trita e ritrita).

Cosa costituisca lo standard dell’Ignorante è quantomeno nebuloso, ma la sua chiarificazione non è necessaria poiché l’Ignorante è evidentemente ignorante, il suo marchio è immediato alla percezione e non richiede ulteriori indagini. Insomma: quando lo vedi lo riconosci. Sforzandosi di cercare oltre la superficie, si può sostenere che, tra alcuni elementi costitutivi della definizione, figura in primo luogo, banalmente, la mancanza di varie conoscenze nozionistiche comuni a tutti i programmi dei licei italiani. Un’autentica esibizione di erudizione.
Ridere di una battuta sulla scomposizione di Ruffini diventa così il distinguo per creare un tipo particolare di Ignorante, un’identità più che un aggettivo, un’etichetta da attribuire, cristallizzata e staccata dalla constatazione della conoscenza di determinate informazioni o dalla dimestichezza con alcune sfere dell’esperienza. Sui social network, questa attribuzione è ovviamente unilaterale. La mancanza di riscontro lascia che il giudizio sulla sua validità sia lasciato a chi può plasmarla a suo piacimento. Nulla di nuovo: Facebook è il più diffuso specchio per la costruzione di un’immagine di sé che non richieda di provare quell’intollerabile fastidio che è la negoziazione con il resto della società. È tutto fin troppo facile.

WhatsApp Image 2016-08-26 at 15.26.19
Un perfetto esemplare di Non-Ignorante, con tanto di errori grammaticali e cappello da pirla.

Nel rafforzamento e nella circolazione di queste tipificazioni i gestori e creatori di contenuti (come, in maniera quasi esclusiva in Italia, le pagine Facebook) giocano un ruolo fondamentale. Le pagine Facebook sono per natura monotematiche e, per via di dinamiche intrinseche a ciò che si può definire “mercato dell’attenzione”, devono necessariamente costruirsi dei target identificabili. In questo caso, “target” è da prendere in due significati: uno proveniente dal marketing – segmento di riferimento – e l’altro dal gergo militare – obiettivo da colpire. Di fronte alla scarsità di contenuto pertinente che arriva più prima che poi, i creatori (o più prosaicamente, nella maggior parte dei casi, ladri) di contenuti si trovano davanti a un’alternativa stringente: possono “spingere” su casi noti in profondità (non fattibile sul lungo periodo), ampliare senza giustificazione il ventaglio dei temi trattati (in contraddizione con la ragione di esistere, monotematica e monofunzionale, della stragrande maggioranza di queste pagine), o, infine, allargare surrettiziamente la definizione del tema, che porta a far ricadere sempre più elementi all’interno della categoria che è la ragion d’essere delle pagine. Quest’ultima è di gran lunga la soluzione più frequente. Più deve crescere una pagina sugli Ignoranti, più devono essere numerosi i casi di ignoranza.
In questo modo l’Ignorante passa dall’essere quello che non sa che la Terra gira intorno al Sole, all’essere quello che non conosce la capitale dell’Australia, o quello che non si spacca in due dalle risate per una battuta su Dante e Beatrice. Allargare la definizione apre a una nuova galassia di potenziali Ignoranti da sfruttare per la gloria della propria pagina.

L’esempio fornito dal panico morale causato dalla minaccia dell’analfabetismo funzionale è un caso prototipico. Stando ai contenuti dell’autorevolissima pagina “Adotta anche tu un analfabeta funzionale”, la categoria infatti comprende: antivaccinisti, razzisti, complottisti e persone che non capiscono l’ironia. Tutte categorie sicuramente deprecabili (specialmente l’ultima), ma non so quanto si tratti di persone incapaci di adempiere ai compiti della vita quotidiana che richiedono una capacità di lettura superiore a quella elementare.

17389125_996578417137734_839374087882104107_o
La Seconda Svolta Linguistica™. La xenofobia è solo una questione di alfabetizzazione.

Il problema sorge una volta che viene implicitamente riconosciuta ai creatori di contenuti la capacità (quindi l’autorità) di distinguere gli Analfabeti Funzionali dai “Normali”. In questo contesto i processi di raccolta di casi e di costruzione della definizione si confondono e si rincorrono vicendevolmente: Analfabeta Funzionale è colui che viene riconosciuto tale da chi ha il potere di far valere la definizione. Pleonastico, ma non per questo evidente quando è dato per scontato. Che si tratti o meno di sociolinguisti o di persone genuinamente preoccupate è irrilevante, l’autorità è garantita più dal bisogno di distinzione e di creazione di un Altro costituito da tutto ciò che non si vorrebbe essere da parte di chi condivide il contenuto della pagina che dall’effettivo riconoscimento di determinate competenze.

Una necessaria precisazione: per creare/rafforzare tipi umani di questo tipo attraverso i discorsi dei social media non servono né intenzione né consapevolezza. La spinta alla crescita della pagina attraverso la costruzione di un brand riconoscibile e attraverso l’allargamento del reach è sufficiente.

Il perché di questo articolo è evidente, ma magari tra di voi c’è qualcuno che non sa che il Congresso di Vienna è stato tenuto tra il 1814 e il 1815 e potrebbe dunque non averlo capito, per cui sarò più esplicito. I motivi sono due: il primo è sensibilizzare a una posizione meno assoluta del proprio piccolo posto nel mondo, la seconda quella di mettere in guardia di fronte a facili etichette essenzializzanti.

Se quel che si è detto sul rapporto tra conoscenze e pratiche quotidiane regge, non dovrebbe stupire che chi è uscito da massimo cinque anni dal sistema scolastico – cioè i paladini della Non-Ignoranza – non faccia fatica a ricordare basilari nozioni di chimica o l’anno della battaglia di Caporetto. Sono state informazioni fondamentali per il successo individuale in un passato non così remoto e non hanno ceduto il posto a conoscenze di tipo diverso, siano queste relative alla gestione di una famiglia, al barcamenarsi tra infinite burocrazie o ai rapporti sul posto di lavoro. Non sarei così rapido nel giudicare queste conoscenze come meno degne rispetto alle nozioni scolastiche di un ventenne.
Una volta presa coscienza di questa relatività della rilevanza dei saperi e dell’inesistenza dell’Ignorante Totale, puntare il dito e deridere l’Ignorante di turno è una versione ancora più sterile del divertimento tratto dai quiz che mettono a confronto un bambino di quinta elementare e un uomo di cinquant’anni sulla conoscenza di Mendel e dei piselli odorosi (esempio spudoratamente usato perché “pisello odoroso” fa sempre ridere). Magari togliere i diritti politici a chi non sa la data della scoperta delle Americhe (che, per inciso, non capisco cosa abbia a che fare con la capacità di prendere decisioni in politica) non è una gran cosa se non si ha la più pallida idea di cosa sia un modello unico o di come si gestisca un patrimonio familiare.

Quanto al secondo obiettivo dell’articolo, l’essenzializzazione di un attributo che arriva a definire totalmente un individuo, sono illuminanti le similitudini con il concetto – tutto occidentale e per nulla universale – di intelligenza: quell’indicatore monolitico che riesce a misurare, anche con un singolo numero, le più disparate attitudini e capacità di una persona. I due concetti non si sovrappongono perfettamente: fortunatamente l’Ignorante non ha subito, e dubito subirà mai, il trattamento discriminatorio della persona scarsamente dotata di intelligenza (trattamento infame soprattutto per i nefasti legami che l’idea di intelligenza ha avuto – e continua ad avere – con il razzismo scientifico). Quello che hanno in comune è la capacità di definire tramite un’etichetta parziale un individuo in maniera assoluta, in ogni aspetto della sua vita. Sono entrambe etichette totali. Essendo scevra da qualsiasi riferimento biologico, l’identificazione degli Ignoranti è sì passibile di revisione nel tempo, ma non è in potenza limitata da alcun attributo ereditario o culturale. In questo modo chiunque può essere un Ignorante, non solo il Terrone o l’Albanese. Questo Ignorante, una volta certificata la sua colpa, è la versione dell’inetto dell’età dell’informazione. È inadatto alla politica, alla famiglia, a qualsiasi lavoro che richieda l’utilizzo di più di tre neuroni, è un legittimo scarto della società e la colpa è esclusivamente sua perché non sa (cosa? Non importa, esattamente come non importa leggere – bene – opere di un certo valore ma conta semplicemente leggere). L’analfabeta funzionale è disfunzionale a qualsiasi cosa.

Nella società del – presunto – sapere alla portata di tutti, non usufruire di questa opportunità è una responsabilità che ricade solo ed esclusivamente sull’individuo, la sua demonizzazione e conseguente esclusione sono soltanto i logici esiti del suo peccato irredimibile. E via un altro like contro le perzone falze.

PS

Il tono polemico e i termini iperbolici non devono far confondere tutto questo con un’apologia dell’ignoranza o del sapere del mitologico “uomo comune”, tantomeno con una giustificazione dell’anti-intellettualismo. La proposta implicita di questo sproloquio è quella di pensare all’ignoranza come a una condizione fortemente relativa e, soprattutto, quella di mostrare la capacità dei social media di creare tipificazioni rilevanti per la vita degli individui (l’Ignorante, l’Analfabeta Funzionale, il Quarantenne su Facebook, il Bimbominkia ecc.) e le potenziali conseguenze sociali e politiche di queste.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...