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6-8 febbraio 2017. NANCHINO (NANJING).

Prima tappa cinese, raggiunta in treno da Shanghai.
Città turistica, che ha fatto della sua storia e della sua ricostruzione l’elemento attrattivo. Pagode e templi convivono con grattacieli tempestati di pubblicità.

FOTO1 Nanchino, centro pedonale
Giochi di luci e dragoni, soffitti a punta, cibo di strada, lanterne rosse a bordo strada, enormi musei e orgoglio cinese. Una città piacevole, dove il turista occidentale fa parte delle attrazioni.

Il visitatore non può ignorare
il Museo di Nanchino (ingresso gratuito e saloni enormi), dove la storia viene suddivisa per dinastie e imperi e non con criteri occidentali, né il Mausoleo dell’Imperatore Ming – con il suo splendido parco di pruni in fiore e le statua giganti di elefanti e fiere – e neppure il museo degli Esami Imperiali, cioè l’innovazione storica antenata della moderna burocrazia, funzionale a rigenerare la classe dirigente dei burocrati, affiancati all’aristocrazia imperiale. Queste due classi, passando anche attraverso sanguinose faide, domineranno per secoli una società all’apparenza semplice ma con assetti sociali strabilianti.

FOTO2 nanchino, cibo di strada

Il cibo niente male – odori a parte – per essere la prima volta in Cina…da evitare assolutamente la zuppa al sanguinaccio d’anatra: una brodaglia dall’odore nauseabondo. Anche l’alloggio (un Hi Inn, camera matrimoniale) notevole…unica scomodità: le pareti di vetro del bagno.
Scorgiamo un edificio quasi anonimo, perso tra le case a schiera in mattoni grigi: è un palazzo del Partito Comunista Cinese. Scopriremo che questo paese ha davvero architettato una società fuori dagli schemi, una realtà tutta propria, lungi dal voler essere o diventare un modello per altre nazioni. Qui pare funzioni: disoccupazione ai minimi e crescita alle stelle. Assenza quasi totale e spiazzante di richiami visivi al socialismo, solo qualche manifesto – ogni tanto – ricorda i valori della patria, della solidarietà, del lavoro.

8-10 febbraio 2017. HANGZHOU.

Dopo i primi due giorni di Cina ci spostiamo ad Hangzhou, sempre in treno: i treni cinesi sono spettacolari e ad alta velocità, stazioni enormi, simili ad aeroporti. Dalla stazione riusciamo a prendere un bus (a soli 2 yuan, 30 centesimi di euro), peccato che le fermate non siano tradotte in inglese.

FOTO3 Hangzhou, foresta di bambu.jpg

Scende una pioggia fine che ci inzuppa, ma gli zaini reggono.
Ostello in perfetto stile cinese: zero riscaldamento, cani e gatti in giro per la hall, edificio vecchio ma accogliente, materasso a terra e doccia senza cabina. Una giovane ragazza gestisce l’intera struttura.
Cena in zona vip: la località, il cui lago è Patrimonio Unesco, è una villeggiatura per ricchi cinesi: lo si capisce dalle ville di lusso e dalle auto sportive. Ordiniamo indicando i piatti su un tabellone con foto, nessuno parla inglese. Zuppa, carne e verdurine, accompagnati da tè bollente servito immediatamente al tavolo. Poteva andare peggio.


FOTO4 Hangzhou, coltivazioni di te.jpg

Trekking per le colline di Longij, dove cresce il tè cinese più pregiato ed apprezzato (visita d’obbligo al Museo nazionale del Tè). Proviamo a chiacchierare con una vecchietta venditrice di tè a bordo strada, ma racimoliamo solo sorrisi e ospitalità. E qualche foto.
Proseguendo
, visita alla pagoda Liuhe (7 piani con scalini minuscoli), che si affaccia sul Grand Canal, una delle pagode più antiche della regione.


FOTO5 Hangzhou, sposi sul lago.jpg

Ultima passeggiata sulle sponde del Lago Ovest, un luogo magico!
Sul bus per la stazione un giovane cinese scatta un selfie con me e gli si dipinge un’espressione di meraviglia appena dico da quale paese arriviamo, Italia (in cinese si pronuncia i-da-li).

10-13 febbraio 2017. SHANGHAI.

Primo weekend cinese, a cavallo col Festival delle Lanterne.
Shanghai è una città difficile da descrivere…colpisce subito per i suoi contrasti, le sue bellezze e il suo degrado, la tecnologia futuristica e la vita comune all’antica, la grandezza smisurata e i dettagli più minuti.
Tutto stupisce: la frenesia della città, le grandezze (o meglio, le altezze), la quantità indescrivibile di persone. Circolano molti più turisti e l’inglese sembra più parlato.


FOTO6 Shanghai, una rara strada poco affollata.jpg

Come per le altre città, qui i mezzi pubblici sono davvero all’avanguardia (metropolitana impeccabile ed economica). Peccato che le corse finiscano a metà serata, costringendoti a rincasare presto (i cinesi non fanno le ore piccole…) o a prendere taxi.
Ostello carino – pur sempre una catapecchia, ma carino – molto frequentato da giovani. Dalla finestra della camera la visuale non riesce a spaziare oltre al grigio delle facciate dei grattacieli.
Giornate frenetiche, senza sosta, ad assaporare la città.
Visitiamo in un giorno Yuyuan Garden (un complesso di templi, pagodine e laghetti artificiali, impossibile camminare per la massa di visitatori), il Bund (i palazzi in pietra sul lungofiume di origine europea), la Piazza del Popolo (con gli edifici del governo e il Museo di Shanghai, con gli splendidi dipinti naturalistici e paesaggistici), la French Concession coi suoi viali alberati e le birrerie europee, la città vecchia (decadente, ma suggestiva) e Qibao (un quartiere distante dal centro, molto frequentato da cinesi, realmente caratteristico, caotico e divertente), per poi gustarci lo skyline cittadino notturno, che si affaccia sul fiume. Il giorno seguente tappa al Tempio del Buddha di Giada con le sue esalazioni d’incenso. Dopo il museo dell’artigianato, Torre di Shanghai – il secondo edificio più alto del mondo (632 m) – e attesa del tramonto. Acquisti al Fake Market, il mercato del falso.

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Beviamo e mangiamo bene (a volte di fretta, a volte senza azzeccare i piatti migliori), assaggiamo pure la loro “pizza italiana”: sorprendentemente, accettabile.

FOTO9 Shanghai, cibo di strada.jpg
Sembra che tutti abbiano qualcosa da fare: chi pulisce, chi spazza, chi trasporta e chi, in giacca e cravatta, magheggia in Borsa.

FOTO8 Shanghai, città vecchia, città nuova.jpg

Shanghai ammalia. Shanghai vive nel futuro…ma non se ne sono ancora accorti!

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